Beinasco, fallisce la società che gestisce un mobilificio: truffati i clienti

Arrestati i due responsabili, indagato un sessantenne. Gli acquirenti spesso non vedevano nemmeno l'ombra dei mobili per i quali avevano versato l'acconto

I finanzieri del Gruppo Orbassano stanno eseguendo, sul territorio della Provincia di Torino, l’ordinanza emessa dal G.I.P Angela Cerabona di custodia cautelare in carcere disposta nei confronti di un 34enne e di un 31enne, indagati, in concorso tra loro, per bancarotta fraudolenta, truffa, dichiarazione infedele, omesso versamento di I.V.A. e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. 

I due sono i principali responsabili del fallimento di due società che si sono succedute nella gestione del mobilificio “Unicoarreda” di Beinasco e di centinaia di truffe perpetrate a danno dei clienti del mobilificio stesso. Il G.I.P. ha ordinato il sequestro preventivo, anche per equivalente e fino alla concorrenza di una somma complessivamente non superiore a 2,7 milioni di euro, dei beni riconducibili ai due arrestati e ad un terzo indagato, sessantenne, per i reati di bancarotta fraudolenta, truffa e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.

L’operazione costituisce lo sviluppo di un’attività investigativa intrapresa la scorsa estate a seguito di numerose querele che segnalavano gravi inadempimenti contrattuali da parte del mobilificio.  Molti acquirenti, dopo aver visionato il mobilio in esposizione, si accordavano sul prezzo (di acquisto, trasporto e montaggio) e corrispondevano gli acconti, ma non ricevevano, alla data prevista, alcun pezzo di arredamento o ne ricevevano solo una minima parte.

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Gli inquirenti hanno dimostrato che il 31enne è stato amministratore di fatto di entrambe le società che hanno gestito il mobilificio che attualmente è chiuso e reca ancora l’ultima insegna “Unicoarreda”. In tale veste di amministratore di fatto il 31enne, in concorso con 34enne, amministratore di diritto della prima società (che ha operato fino a gennaio 2015), e con l’indagato sessantenne, amministratore di diritto della seconda società (che ha operato da febbraio fino a luglio 2015), oltre a truffare centinaia di clienti, ha distratto dalla prima società oltre 300mila euro, mediante prelevamenti in contanti, non giustificati, dai conti correnti societari, ed ha cagionato il fallimento di entrambe le imprese.

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