Truffa e bancarotta dei mobilifici, sequestrata la Arredarredi di Rivoli

L'attività faceva parte del gruppo Arredando di Beinasco. Altre 11 indagati dopo gli arresti dello scorso giugno

Un altro mobilificio sequestrato, Arredarredi di via Cometto 11 a Rivoli e altri 11 indagati nell'inchiesta della guarda di finanza sulla bancarotta dei mobilifici Arredando di Beinasco e Castagnito (Cuneo).

Le indagini condotte dagli uomini del gruppo Orbassano e coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Valerio Longi erano scattate nell'estate 2015 dopo che numerosi clienti avevano segnalato gravi inadempimenti contrattuali da parte dei mobilifici. Lo scorso mese di giugno erano stati arrestati l'amministratore di diritto e l'amministratore occulto della società era stato anche eseguito nei loro confronti e di un terzo indagato un sequestro preventivo dei beni per oltre due milioni di euro.

Nonostante questo, secondo gli investigatori l’attività fraudolenta sarebbe comunque continuata con la gestione della Arredarredi, costituita a marzo dello scorso anno a pochi mesi dalla chiusura dei due negozi di Beinasco e Castagnito, che aveva lasciato senza mobili centinaia di clienti che avevano già versato le loro caparre.

Anche in questo caso, accanto alla figura dell’amministratore unico di diritto, un 45enne di Torino, è emerso nuovamente il ruolo di amministratore occulto ricoperto dalla stessa persona arrestata a giugno, attualmente agli arresti domiciliari. Entrambi sono stati denunciati per truffa e bancarotta fraudolenta.

Sulla base degli approfondimenti patrimoniali svolti dalla guardia di finanza, la Arredarredi è stata sottoposta a sequestro preventivo d’urgenza, in quanto vi era il fondato pericolo che fossero sottratti i beni e le altre risorse ancora nella disponibilità della società, analogamente a quanto avvenuto a danno dei due negozi precedenti. Il pm Longi ha inoltre provveduto a nominare un amministratore giudiziario e a depositare l’istanza per il fallimento della società.

Nel corso dell’inchiesta sono anche stati individuati e denunciati cinque dipendenti della Arredarredi per aver percepito illecitamente l’indennità di disoccupazione proprio mentre lavoravano per la società oggetto di sequestro preventivo, nonché altre cinque persone per favoreggiamento, avendo, a vario titolo, tentato di intralciare le indagini, mentendo agli investigatori per occultare le responsabilità dei principali indagati.

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