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Mamma salva la vita due volte al figlio con doppio trapianto

Ha salvato la vita al figlio due volte. E' la storia di Simonetta Mantovani, che ha donato un rene al figlio ventinovenne, Matteo Severi, dopo che otto anni fa gli aveva già donato il midollo osseo

Ha salvato la vita al figlio due volte. E' la storia di Simonetta Mantovani, una mamma di 54 anni, che ha donato un rene al figlio ventinovenne, Matteo Severi, dopo che otto anni fa gli aveva già donato il midollo osseo. "Non potevo fare altrimenti, adesso sono felice, non è un fatto di generosità materna, ma é essere madre e basta".

L'intervento di trapianto del rene è stato effettuato alle Molinette. "Ha dato tre volte la vita a suo figlio - dicono i medici dell'ospedale torinese - la prima volta mettendolo alla luce, poi salvandolo da una forma di leucemia acuta linfoblastica, donandogli il midollo osseo nel 2003, e ora donandogli un rene dopo sette anni di dialisi a causa di una grave insufficienza renale".

La mamma Simonetta era arrivata direttamente da Perugia, città in cui risiede, per sottoporsi all'intervento. L'ospedale Molinette è famoso per i trapianti visto che ne vengono fatti circa 130 all'anno. "Mamma e figlio stanno bene - hanno spiegato il chirurgo vascolare Piero Bretto e l'urologo Fedele Lasaponara - la signora tra due giorni potrà alzarsi dal letto e il ragazzo ha già preso ad urinare quasi normalmente". Questo grazie ad un processo definito chimerismo, ovvero il fatto che il corpo della persona che riceve il midollo osseo acquista le caratteristiche genetiche del donatore. Così quando nel giovane è stato trapiantato il rene della madre il suo corpo lo ha recepito come suo e non c'é stato bisogno di fare terapie antirigetto. Verrà infatti curato ora con una semplice terapia antibiotica.

Il dopo intervento è durato in tutto circa otto ore e si è svolto in contemporanea in due sale operatorie parallele costruite appositamente per questo tipo di interventi "doppi". "Il prelievo dell'organo ha presentato alcune difficoltà - ha spiegato il dottor Lasaponara - in quanto il rene aveva due arterie, una in più del consueto e perché aveva una malformazione congenita della via escretrice. Dopo il prelievo abbiamo così dovuto intervenire su banco sul rene lavandolo e correggendolo, ma poi tutto è filato liscio. D'altronde - ha aggiunto l'urologo - in questi casi si preleva il rene nelle condizioni peggiori per lasciare al donatore quello migliore. Così potrà vivere una vita del tutto normale".


Madre e figlio non hanno ancora potuto riabbracciarsi. Sono entrambi ricoverati in terapia intensiva nel reparto di nefrologia (diretto da Giuseppe Segoloni) in due stanze diverse, ma si sono già inviati messaggini telefonici. "Appena sveglio Matteo mi ha mandato una coccinella - ha detto mamma Simonetta - poi mi ha scritto 'mamy come stai?' e ancora altri. Presto lo rivedrò, ho la totale consapevolezza che abbiamo fatto l'unica cosa da fare, ora spero solo che mio figlio possa solo avere una vita normale. Vederlo andare tre volte la settimana a fare la dialisi era per me durissima".

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