Cuccioli di cane dall'est Europa stipati nei bagagliai e rivenduti senza precauzioni sanitarie, sgominata banda

Sei persone denunciate

L'intervento per salvare alcuni dei cuccioli

I carabinieri forestali di Torino e Asti hanno sgominato, su delega della procura di Torino, un'organizzazione dedita al traffico illecito di cuccioli di cane. Perquisizioni sono state eseguite, a metà giugno 2019, a Torino, Caluso e Mombercelli (Asti).

L’attività ha avuto origine da una denuncia ricevuta nel marzo dello scorso anno con la quale veniva segnalata la morte di un cane di razza bouledogue francese che, acquistato via internet, era deceduto il giorno successivo dopo atroci sofferenze. Il cucciolo non aveva il microchip identificativo e i documenti che lo accompagnavano erano risultati fasulli e, nonostante la cifra pagata (600 euro), l’acquirente non era stato risarcito. Nello stesso periodo sono emersi casi simili, tutti accomunati dalla documentazione veterinaria con timbri e nomi risultati, in un secondo momento, di fantasia.

L'indagine ha consentito di risalire a sei ungheresi componenti l'organizzazione, che sono stati denunciati. Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti 12 cuccioli insieme a timbri, vaccini e documentazioni fasulle. Uno dei sei è stato recentemente condannato per maltrattamento di animali dalla giustizia ungherese, in quanto sorpreso a trasportare nel bagagliaio della macchina 19 cuccioli di cane, di cui tre deceduti durante il viaggio. Gli altri avevano precedenti specifici per gli stessi reati.

Il modus operandi dei criminali era piuttosto semplice. Facevano viaggi con autoveicoli privati verso i paesi dell’est Europa (Slovenia e Ungheria in particolare) dove si approvvigionavano di cuccioli di cane, spesso non vaccinati e allontanati precocemente dalla madre, da non meglio precisati allevatori a prezzi molto vantaggiosi (circa 50 euro per esemplare). I piccoli, quando sopravvivevano al lungo viaggio stipati nei bagagliai, presentavano gravi problemi di salute e successivamente erano rivenduti a dieci volte il prezzo d’acquisto tra Lombardia e Piemonte. Il contatto con gli acquirenti avveniva tramite i maggiori siti internet di annunci di vendita e, per convincere gli acquirenti, venivano mostrate fotografie di cani realmente esistenti e regolarmente detenuti presentati come genitori dei cuccioli oltre a documenti falsificati che riportavano le vaccinazioni mai eseguite o sommariamente eseguite dagli stessi allevatori con abusivo esercizio della professione medico veterinaria.

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