Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

"Con questi tagli io non ce la faccio più"

Ha scritto alla redazione Danilo, un ragazzo di 30 anni paraplegico da 13. I tagli alla sanità, racconta, stanno rendendo sempre più problematica la vita a lui e alla sua famiglia

Un lettore di TorinoToday scrive alla redazione per raccontare la sua storia. Gli diamo volentieri visibilità. Questa è la testimonianza di Danilo. Siamo a disposizione dell'Asl per un'eventuale replica.

Mi chiamo Danilo Neri, ho 30 anni e sono pentaplegico dall'età di 17 anni. Il mio problema non è la disabilità, ma gli avvenimenti successivi all'incidente.Uscito dall'ospedale dopo due anni di ricovero, si è attivata l' A.D.I. (Assistenza domiciliare integrata) seguendo un piano terapeutico che veniva fornito dal centro di unità spinale con precise indicazioni su quello di cui avevo bisogno. Per i primi anni tutto è andato bene, poi sono cominciati i guai.

L' ASL 5 di Torino, arbitrariamente e senza preavvisi, incominciava a fare sempre più tagli, prima sull'orario di servizio, e poi indicandomi che io (come altri disabili) avrei dovuto sostenere l'assistenza pomeridiana con la mia pensione di invalidità. (700 euro). Oltre a questo, in un primo momento, io abitavo insieme alla mia famiglia in un appartamento normale, però al 4° piano senza ascensore. E questo incideva molto sulla mia vita. Visto questo problema i miei genitori, aiutati da altri parenti, trovarono una casa adeguata alle mie esigenze, senza dubbio una bella casa con tanto di giardino dove poter stare fuori con la carrozzina. Le spese per la casa, anche se erano salate, più o meno ci stavamo dentro ma, come si sà, i genitori farebbero qualsiasi sacrificio pur di far star bene i propri figli.

Dopo 5 anni sono cominciate delle vere e proprie catastrofi una dopo l'altra, per iniziare, mio padre che ha un bar, ha incominciato a sentirsi strano, accusava stanchezza sia mentale che fisica, cominciava a parlare in modo strano, senza accorgersi di quello che diceva; fatto una visita dal medico di famiglia, gli viene diagnosticata depressione, con tanto di cure molto pesanti a carico, ad un certo punto, decide di vendere il bar, all'insaputa di tutti, ad una coppia di anziani signori, perchè non riusciva più a gestirlo, facendo un contratto che tutt'ora risulta inesistente. Dopo un po' di tempo che queste sue sensazioni andavano avanti, abbiamo deciso di fargli fare una tac ma i risultati non potevano essere peggiori: tumore al cervelletto. Andava subito operato di corsa e il giorno dopo, furono le 9 ore più lunghe della mia vita. Ma per fortuna l'intervento riuscì con un buon esito.

Naturalmente seguirono chemioterapie, riabilitazioni e ci vollero 3 anni per riprendersi bene. Ma durante quei 3 anni, le spese della casa erano passate in secondo piano, visto che lavorava solo mia madre come parrucchiera, non riusciva più a sostenere il mutuo e le bollette. Di conseguenza, ci indebitammo con la banca pesantemente e, nonostante mio padre riprese a lavorare, prendendo in gestione un piccolo bar, la condizione economica andò sempre peggio.

Nel frattempo io subii un'operazione abbastanza delicata, facendo correre su e giù dall'ospedale i miei senza un attimo di respiro. Vorrei precisare inoltre che io ho bisogno di una assistenza costante, non posso stare mai solo, anche perchè non respiro autonomamente, ma supportato da un respiratore. Finita la mia degenza, entrò in "campo" l' Asl dicendoci che la regione Piemonte non aveva più i fondi necessari per assistere disabili comunicandoci che sarebbero avvenuti tagli decisamente drastici. A volte ho veramente paura che da un momento all'altro possa venire un infarto ai miei genitori, visto che dai pensieri e con me a carico, non riescono neanche più a dormire. Oltretutto, rinunciando a qualsiasi giorno di ferie. In questo momento la mia casa è stata venduta all'asta giudiziaria e da un momento all'altro potremmo essere sfrattati.

Nonostante questo, l'assistenza sociale non ci viene incontro per niente, anzi ci hanno tagliato ulteriori fondi e ci hanno proposto una casa popolare con camera, angolo cottura e bagno. A parte che non c'è neanche la stanza per i miei, ma io in carrozzina non potrei girare per casa, anche visti i vari ausili di cui necessito. Puoi immaginare la disperazione dei miei, che dopo 40 anni di lavoro, si ritrovano ad essere umiliati e in mezzo ad una strada per questi tagli che poi scopro che chi li ha fatti è stato indagato per tangenti. A questo punto penso veramente che la legge non è uguale per tutti.

Io non chiedo molto: un'assistenza come ti era stata assegnata tempo indietro e un piccolo aiuto per trovare un alloggetto al piano terreno in modo che io possa uscire di casa.

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