Cronaca

In giro per il centro alla ricerca dell'arte sui cartelli stradali

Sticker art di Clet Abraham sui cartelli stradali in centro a Torino. Qualcuno li guarda con curiosità, molti li fotografano, ma c'è anche chi si preoccupa della pericolosità dei cartelli trasfigurati

Senso unico o doppio senso? Potrebbe essere, questo, il titolo di una mostra dedicata a Clet Abraham, artista francese con l'insolita abitudine di modificare i cartelli stradali. Attivo in Italia, i suoi omini distorcono i significati dei cartelli stradali di Bologna, Roma, Lucca, Firenze, e anche Torino. Nonostante gli zelanti raschietti della pubblica amministrazione, si ritrovano per la città vie senza uscita con la silouhette di un Cristo crocifisso, cuori trafitti da frecce della direzione obbligatoria, aspiranti ladri della riga bianca orizzontale dei divieti d'accesso.

"Sempre più invaso dalla segnaletica stradale, lo spazio urbano deve farsi reversibile, aggiungere significati a quelli originari, orientare altri e nuovi gradi di lettura": ha analizzato così le opere Pierluigi Cervelli, docente di semiologia all'università La Sapienza di Roma. Con queste piccole aggiunte, l'artista vuole sovrapporre un nuovo significato a quello già naturalmente presente nel cartello, rivestendo la città di sottotesti, allusioni, riflessioni.  I cartelli sono realizzati col metodo della sticker art – adesivi tutti uguali, in tutte le città. Tranne alcuni lavori personalizzati: a Torino, il cartello di divieto d'accesso di Piazza IV Marzo diventa una Sindone scoperta – riferimento al reale sudario contenuto nel Duomo, alle spalle dell'opera.



Oltre all'interesse artistico e semiotico, i lavori di Abraham hanno un impatto più prosaico sulla vita della città. Qualcuno li guarda con curiosità, molti li fotografano, ma c'è anche chi si preoccupa della pericolosità di cartelli trasfigurati. In effetti è un gesto al limite della legalità, anche se lascia intatto il significato utile a chi guida. E, se è concesso un consiglio, sono molto più godibili a piedi: cercarli, in centro ma non solo, può essere un pretesto d'essai per  camminare le vie di Torino.

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