Cronaca

Maxi operazione contro la 'Ndrangheta: 150 arresti

La 'ndrangheta aveva messo radici profonde in provincia di Torino. Si era strutturata in un'organizzazione capillare divisa in undici cellule

Il bilancio dell'operazione condotta da carabinieri e guardia di finanza di Torino contro la 'ndrangheta nelle province di Torino, Milano, Modena e Reggio Calabria è impressionante: 151 arrestati e 40 indagati in stato di libertà.

148 persone sono finite in carcere su ordine di custodia cautelare emesso dal gip, due sono agli arresti domiciliari e uno è stato arrestato in flagranza di reato, perché trovato in possesso di 100 grammi di cocaina. Diciassette persone si trovavano già agli arresti, mentre 6 al momento sono latitanti di cui 2 da parecchio tempo. Un arresto è stato eseguito in Francia su mandato di cattura internazionale. Gli arresti eseguiti in Calabria sono stati 8, di cui uno eseguito nei confronti di una persona che si stava rifugiando all'interno di un bunker, a fronte di 11 ordinanze di custodia in carcere.

Durante l'operazione è stato anche recuperato un manoscritto contenente formule rituali di affiliazione alla 'ndrangheta. Filmati documentano 138 incontri tra affiliati per trattare argomenti di qualunque genere inerenti l'organizzazione criminale. Tra questi, 5 sono stati girati durante funerali e uno durante una comunione. L'operazione, denominata 'Minotauro', è stata coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Torino e ha visto impegnati complessivamente circa 1.300 militari. Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione ed altri reati.

L'ordinanza di custodia cautelare, migliaia di pagine, racconta un sistema radicato e funzionante di soldi in cambio di voti, taglieggiamento alle imprese locali, minacce. Reparti della Guardia di Finanza di Torino ed unità speciali dello S.C.I.C.O. di Roma stanno dando esecuzione ad una serie di sequestri di beni per 70 milioni di euro, riconducibili alla criminalità organizzata calabrese.Più di 100 i Finanzieri impegnati per sequestrare 127 tra ville, appartamenti, e terreni situati a Torino e provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia, Liguria e Calabria. Cautelate anche 10 aziende, più di 200 conti correnti e diverse cassette di sicurezza.

C'é anche Nevio Coral, già sindaco di Leinì per decenni e suocero dell'assessore regionale alla Sanità (che ha rimesso le deleghe in seguito allo scandalo tangenti scoppiato di recente) Caterina Ferrero, tra gli arrestati di questa notte nel'ambito della maxi-inchiesta sulla 'ndrangheta. Coral e' stato portato nel carcere delle Vallette. La sua omonima azienda è stata sottoposta a provvedimento restrittivo.

La 'ndrangheta aveva messo radici profonde in provincia di Torino. Si era strutturata in un'organizzazione capillare divisa in undici cellule. C'erano le nove cellule 'locali', strutture organizzative di base che hanno la loro sede principale in Calabria, la 'crimine', la struttura-funzione ricoperta e svolta dagli affiliati che avevano la responsabilità delle azioni violente, e una 'bastarda', una cellula territoriale non ufficialmente riconosciuta dall'organizzazione. Tre delle 'locali' erano a Torino: quella principale dei 'gioiosani', provenienti da Gioiosa Ionica (Reggio Calabria), quella dei 'natiloti', provenienti da Natile di Careri (Reggio Calabria), e quella dei 'sidernesi', provenienti da Siderno. Altre sei, invece, si trovavano in provincia, rispettivamente a Cuorgné, Volpiano, Rivoli, San Giusto Canavese, Chivasso e Moncalieri. La cosiddetta 'bastarda', invece, operava nella zona di Rivarolo Canavese.

Fonte: Ansa
 

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