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Giorno della Memoria, Torino e il dramma della deportazione

A partire dal 1944, coloro che erano destinati ai lager venivano radunati nel carcere delle Nuove e da lì alla stazione di Porta Nuova

Oggi, Giorno della Memoria, il mondo rende omaggio alle vittime dell'Olocausto. Una ricorrenza che la città di Torino vive da sempre con particolare partecipazione, dal momento che la tragedia della Shoah ha interessato molto da vicino il capoluogo piemontese.

Tutto ebbe inizio nel 1938. La proclamazione delle leggi razziali da parte del fascismo diede infatti il via libera all'intensificarsi delle persecuzioni, tanto che la comunità ebraica – che allora contava migliaia di persone – fu costretta a lasciare lo storico ghetto di piazza Carlo Emanuele II per trasferirsi a San Salvario, in prossimità della Sinagoga.

Qualche anno più tardi, nel 1944, iniziò la deportazione vera e propria. Centinaia di persone venivano radunate all'alba dentro il carcere delle Nuove per essere trasferite alla stazione di Porta Nuova e da lì verso i lager.

Si stima che furono circa quattrocento gli ebrei torinesi deportati nei campi di concentramento. Molti di loro vi trovarono la morte, come il religioso Giuseppe Girotti – proclamato beato nel 2014 dalla Chiesa cattolica – che perì a Dachau nell'aprile del 1945. Altri invece morirono prima ancora di essere deportati, come Emanuele Artom, deceduto nel carcere delle Nuove a seguito delle torture subite e sepolto sulle rive del torrente Sangone.

Tra coloro che invece riuscirono a sopravvivere troviamo la dottoressa Luciana Nissim Momigliano – fuggita dai lager e tornata in Italia dove riprese la sua professione medica – ma soprattutto Primo Levi che, scampato agli orrori di Auschwitz, ebbe la forza di raccontare in opere divenute pietre miliari della letteratura le incredibili atrocità subite in quegli anni difficili.

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