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A Torino circa 500 stranieri rifugiati accolti nelle strutture cittadine

Il vicesindaco Elide Tisi traccia un bilancio della rete di accoglienza cittadina: sono circa 550 i posti a disposizione per richiedenti asilo e rifugiati

Sono oltre 500 i rifugiati ospitati dalle strutture della città. Il vicesindaco Elide Tisi ha tracciato un bilancio sulla rete di accoglienza cittadina quando, stamattina, assieme all'arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia, ha incontrato gli ospiti della "Casa del Mondo Unito" di via Celeste Negarville 30, a Mirafiori Sud.

“I posti messi a disposizione attraverso accordi e percorsi del programma Sprar, il  Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, finanziato dal Ministero dell’Interno, e messi a punto dal Comune insieme al Terzo Settore e alle Cooperative sociali, sono circa 550", ha detto il vicesindaco. "Ma ogni anno si può calcolare che è ben oltre il migliaio il numero di coloro che accedono a programmi di protezione che variano dai sei ai dodici mesi".Elide Tisi.

La Casa del Mondo Unito è una struttura dove risiedono 102 stranieri titolari di protezione umanitaria; qui gli stranieri si sottopongono all’esame della Commissione territoriale prefettizia per valutarne lo status di rifugiato; a questo procedimento seguono lezioni di alfabetizzazione che porta a sostenere l’esame per licenza media inferiore e corsi di specializzazione professionale.

“Torino è una città che in Italia si distingue da tempo per la qualità dell’impegno in questo ambito. Da quest'anno per decisione del Governo centrale  i posti disponibili in tutto il Paese salgono a sedicimila, contro i 3mila fino a poche settimane fa creando un sistema più strutturato di accoglienza a Torino.  Accanto alla Casa di via Negarville, una delle più grandi numericamente – ha aggiunto il vicesindaco Elide Tisi - , i migranti sono accolti in comunità e piccoli alloggi, spazi che favoriscono la reciproca conoscenza, il mutuo aiuto e l’inclusione sociale. Ma l’impegno dell’Amministrazione comunale è anche rivolto a favorire percorsi lavorativi, in settori come l’agricoltura o l’artigianato dove già il lavoro di stranieri è molto diffuso”.

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