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Processo a Erri De Luca, l'accusa porta in aula la Digos

In aula il testimone portato dall'accusa, il dirigente della Digos Giuseppe Petronzi. Ripercorsi i fatti di cronaca avvenuti in Val Susa a partire dalla protesta al cantiere . mai realizzato - di Venaus nel 2005

Si è riaperto stamane nell'aula 46 del Tribunale di Torino - assediata da giornalisti e numerosi militanti del Movimento No Tav - il processo contro lo scrittore Erri De Luca, accusato di istigazione a delinquere per aver rilasciato un'intervista al giornale Huffington Post nel settembre 2013 dicendo che la "Tav va sabotata".

Davanti al giudice il primo teste portato dall'accusa, il dirigente della Digos Giuseppe Petronzi. Un'interrogatorio durato ore durante il quale sono stati ripercorsi i fatti di cronaca avvenuti in Val di Susa a partire dalla prima protesta del Movimento No Tav allo scavo di Venaus - datata 2005 - scavo poi abbandonato e cantierizzato a Chiomonte nel 2011.

Su domanda dell'accusa il dirigente Petronzi ha elencato le numerose rappresaglie più o meno violente avvenute contro le forze dell'ordine da parte del Movimento No Tav verificatesi al fine di evitare l'acquisizione dei terreni che avrebbero poi ospitato l'attuale cantiere. "Gli attacchi consistevano in iniziali passeggiate pacifiche - afferma il dirigente Petronzi - che poi sfociavano in vere e proprie imboscate, soprattutto durante le ore notturne". Secondo il teste, tra i militanti contro la Torino-Lione e sui mezzi di comunicazione da questi controllati, si cominciò a parlare di sabotaggio nel maggio 2014, periodo nel quale si verificò l'attacco più importante al cantiere di Chiomonte, ma non emerse "in modo diretto nessun riferimento all'imputato Erri De Luca". Secondo i pm Padalino e Rinaldo, infatti, le dichiarazioni dello scrittore avrebbero  dato maggiore sussulto alle azioni violente in Val Susa.

A detta del teste, tuttavia, non si registrarono - tra il periodo antecedente e successivo alle dichiarazioni di De Luca - particolari incrementi dal punto di vista numerico degli attacchi al Cantiere. "Ho notato piuttosto maggiore violenza - continua Petronzi - e un'attività antagonistica che invece di concentrarsi solo sul cantiere prese di mira anche società ed enti direttamente collegati con la construzione della Tav".

Dichiarazioni queste in parte ridimensionate dallo stesso legale dell'imputato Erri De Luca, l'avvocato Vitali che, nel porre ulteriori domande al teste, ha elencato una serie di episodi vandalici avvenuti da parte dei militanti No Tav a società e ditte legate alla realizzazione del cantiere anche prima delle dichiarazioni dello scrittore.

"Non c'è nessuna relazione fra quello che ho detto e quello che è successo e che succede in Valle di Susa, fuori dalla Valle o nel movimento No Tav". Afferma lo scrittore Erri De Luca durante una pausa nel processo.

"Non è - ha aggiunto, riferendosi al contenuto della testimonianza resa oggi in aula dal capo della Digos Giuseppe Petronzi - che dopo le mie parole sia cambiato qualcosa. Anzi, pare che l'intensità degli attacchi sia addirittura diminuita. Il mutamento di strategia di cui hanno parlato in aula e' avvenuto a maggio, diversi mesi prima. Le accuse a mio carico - ha concluso lo scrittore - insistono nella loro inconsistenza".

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