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Disabile violentata nelle palazzine ex Moi, test dna per i 3 immigrati

Secondo gli avvocati dei tre immigrati, la storia ha ancora molti lati oscuri: essendo le stanze delle palazzine ex Moi abitate da più persone, potrebbero addirittura non essere stati loro a commettere la violenza, sempre che di violenza si tratti

Giro di boa per i tre immigrati accusati di aver violentato una ragazza disabile all'interno delle palazzine dell'ex Moi. Malgrado questi continuino a professarsi innocenti, ora il test del dna potrebbe rilevare le responsabilità esatte di quanto accaduto lo scorso maggio.

Da accertare c'è chi abbia commesso lo stupro e se si sia trattata effettivamente di una violenza di gruppo come denunciato dalla ragazza disabile. A confermare l'abuso, tuttavia, ci pensa il referto medico che ha registrato ematomi ed escoriazioni nella zona delle parti intime e del petto della ragazza, particolari che aggravano quindi la posizione dei tre immigrati, Alì Adam, somalo di 26 anni, Isaac Amanita, ganese di 29 anni ed Ernest Johnny, nigeriano di 30 anni. Anche la procura non ha dubbi sulla violenza: secondo gli agenti la ragazza disabile sarebbe stata sequestrata e costretta a plurimi rapporti sessuali con schiaffi e pugni.

Versione che non combacia però con quella dei sospettati che hanno rilasciato dichiarazioni, peraltro, diverse fra di loro: secondo i responsabili la disabile sarebbe stata adescata alla fermata dell'autobus di Porta Nuova e avrebbe passato con loro volontariamente tre giorni, prima di stufarsi e andarsene definitivamente: nessuna violenza.

Secondo gli avvocati dei tre immigrati, la storia ha ancora molti lati oscuri: essendo le stanze delle palazzine ex Moi abitate da più persone, potrebbero addirittura non essere stati loro a commettere la violenza, sempre che di violenza si tratti.
 

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