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Il pallone aerostatico TurinEye, teatro del tentato omicidio

Il pallone aerostatico TurinEye, teatro del tentato omicidio

Tentato omicidio sul pallone aerostatico: tagliò la fune cercando di uccidere uno dei suoi soci

Inizialmente si pensava a un incidente

Paolo Gorini, torinese di 52 anni, è a processo per avere tentato di uccidere un suo socio la sera del 30 luglio 2018 tagliando una fune mentre effettuavano manutenzione del pallone aerostatico TurinEye nel giardino Cardinal Pellegrino di piazza Borgo Dora. L'udienza preliminare nei suoi confronti si è aperta ieri, giovedì 7 marzo 2019 davanti al giudice Ludovico Morello. A sostenere l'accusa è il pm Rossella Salvati.

Inizialmente si era pensato a un incidente. La vittima si trovava a sette metri di altezza a fare manutenzione, insieme a Gorini che era ancorato alla stessa fune, sulla parte alta dell'aerostato quando si era verificato quello che, all'apparenza, era un incidente sul lavoro. Era piombato a terra riportando ferite gravi, ma si era salvato ed era riuscito miracolosamente a non riportare conseguenze permanenti, anche se dovette passare lungo tempo in ospedale. "È stato un sabotaggio - aveva sostenuto Gorini - ma avrebbero potuto colpire anche me".

Le indagini dello Spresal dell'Asl Torino, però, hanno rivelato un'altra verità. La fune con cui i due si erano tirati su era stata sì recisa, ma secondo l'accusa è stato Gorini a farlo. 

Il movente del tentato omicidio potrebbe essere la precedente società che gestiva il TurinEye, che era fallita e di cui i due erano stati soci. L'esperienza si era conclusa in modo conflittuale.

Dopo che lo Spresal e i consulenti del pm Salvati avevano accertato che la corda era stata tagliata di netto, Gorini è stato convocato in procura e, difeso dagli avvocati Luigi De Nucci e Paola Giusti, ha ammesso di averla tagliata. "Ma si è trattato di un errore di manutenzione, non avrei dovuto tagliare quella", ha sostenuto. Tuttavia, secondo la pm Salvati c'è un secondo elemento chiave: quando è salito sul pallone aerostatico, lui aveva già con sé un’altra fune per sostituire quella lesionata e rimanere così in alto senza cadere.

Il socio precipitato e un terzo socio, che si trovava a terra al momento dell'accaduto, si sono costituiti parte civile difesi dagli avvocati Elena Giacoia e Saverio Rodi.

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