Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca Centro / Piazza Vittorio Veneto

“Torino non è Roma”. I tassisti sono contrari alla liberalizzazione

La proposta di liberalizzare le licenze per la professione di tassista mette in allarme gli autisti torinesi: "Siamo una categoria ignorata da tutti".

Mostrano sconforto e grande preoccupazione le parole di alcuni tassisti di piazza Vittorio Veneto. Colpiti dall’aumento dei costi della vita e in particolare dal prezzo del greggio, al pensiero della liberalizzazione delle licenze proposta lo scorso mese aggrottano le sopracciglia.

“Una decisione del genere – sostiene un tassista intervistato – non terrebbe minimamente conto delle varie situazioni cittadine su cui andrebbe ad influire. Chi propone la liberalizzazione ha probabilmente bene in mente la realtà di Roma, una città di quattro milioni di persone, con una viabilità completamente diversa dalla nostra. Ma da una città all’altra tutto cambia, di recente sono stato a Venezia e lì i taxi sono dei battelli ed hanno tariffe ben più alte delle nostre, mentre in piccoli capoluoghi di provincia come Mantova è tutta un’altra cosa”.
 
“Il caso di Torino – spiega un altro tassista in attesa in piazza Vittorio – è molto particolare. La nostra città è stata protagonista negli anni ottanta di un boom urbanistico grazie alla Fiat, espandendosi ed ospitando migliaia di nuovi residenti. Ora che la Fiat non ha più il valore di una volta a Torino, la città ha invertito la tendenza all’urbanizzazione, e secondo alcune statistiche ci sono ora cinquecento taxi di troppo. Considerando che in totale siamo 1576 è evidente che il problema non sia da poco”. 
 
“A questo – continua – si aggiunge il cambiamento nell’organizzazione dei trasporti pubblici, che un tempo coprivano solo alcune aree mentre oggi hanno una strutturazione molto più capillare. Ad esempio anni fa avevamo tra i clienti molti militari che si muovevano dalle cittadine della cintura. La presenza dei trasporti pubblici si fa sentire, ed è per questo che le feste, col rafforzamento del servizio Gtt, sono per noi un periodo durissimo. A questo proposito si era proposto qualche anno fa un punto di incontro con la Gtt, per sostituire negli orari notturni i pullman, sempre vuoti di sera, con dei taxi sulle stesse tratte. In questo modo si verrebbe incontro alle esigenze della Gtt, di noi tassisti, che eviteremmo di perdere le serate ad aspettare una chiamata, e dei clienti. Purtroppo manca la volontà di fare davvero qualcosa, e così è andato tutto a monte”.
 
La professione di tassista comporta anche rischi considerevoli: “Siamo liberi professionisti – ci dicono – e per questo non abbiamo mutua nè uno stipendio fisso. È per questo che il nostro lavoro è molto più duro che in altri paesi, come gli Stati Uniti, dove i taxi sono gestiti da un’impresa con lavoratori stipendiati. Inoltre ci sono altre preoccupazioni, ad esempio se chiama un cliente per fare pochi metri, o se si riceve uno scherzo telefonico, si sono perse magari due ore in attesa e ci si deve rimettere in coda dietro agli altri taxi. Per questo è assurdo essere accusati di fare tariffe troppo alte: offriamo un servizio d’eccellenza, ed è nostro interesse portare velocemente a destinazione i clienti per avere buona pubblicità. Chi critica i nostri prezzi è magari un medico o un elettricista, che chiede chissà quanto per cambiare una lampadina. Non viviamo anche noi nel mondo? Anche noi dobbiamo permetterci i costi della sopravvivenza, e perchè no, un regalo a Natale alla moglie e 15 giorni al mare”.
 
La possibilità delle liberalizzazioni delle licenze, pur osteggiata dalla categoria e dalla stessa amministrazione comunale, lascia però una speranza. Con l’aumento della competitività dei prezzi dei taxi in seguito alla crescita generale dei costi della viabilità in Torino, tale decisione potrebbe rendere ancora più appetibile l’alternativa taxi, favorendo le entrate di tutti i lavoratori del settore. “Se questo fosse vero e comprovato – dice un tassista – sarei il primo a volere la liberalizzazione”.
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