Accusato ingiustamente di stupro e pestato con una spranga, ma nessuno va in carcere

Condannati ma con la condizionale

immagine di repertorio

Un anno di carcere (che non sconteranno visto che c'è la sospensione condizionale della pena) e 15mila euro di risarcimento che dovranno pagare "in solido" (ossia insieme) alla vittima. E' la sentenza pronunciata nel pomeriggio di oggi, mercoledì 10 gennaio 2018, per il fidanzato, oggi di 38 anni, e il fratello, oggi di 32 anni, di un'insegnante, oggi di 35 anni, che organizzarono una spedizione punitiva contro un tassista torinese oggi 46enne che lei aveva accusato di stupro, inventadosi tutto, all'inizio del 2012. L'uomo fu pestato selvaggiamente nella zona industriale di Leini. All'epoca dei fatti tutti i protagonisti, tranne la vittima, abitavano a Oulx.

"Quel tassista mi ha stuprata", ma era una bugia

La maestra era tornata all'aeroporto di Torino Caselle dove, è stato poi accertato, aveva avuto una relazione con un altro uomo. Poco dopo aveva chiesto al fidanzato di prendersi una pausa. "Sono stata violentata", gli aveva raccontato come motivazione. Lui le aveva chiesto chi fosse stato. "E' stato il tassista che mi ha riaccompagnato a Torino dall'aeroporto", era stata la sua risposta. Nulla di più falso. Le indagini successive alla denuncia avrebbero dimostrato che lei non aveva mai preso un taxi e anzi aveva percorso quel tratto di strada a bordo di un bus della Sadem.

La spedizione punitiva: il pestaggio

L'8 gennaio 2012, qualche giorno dopo il racconto, un tassista torinese sta aspettando il suo turno all'aeroporto Pertini di Torino Caselle. E' completamente ignaro di ciò che sta per capitargli. Poco distante ci sono la donna, il fidanzato e il fratello di lei. L'insegnante lo indica agli altri due: "E' stato lui a violentarmi, lo riconosco. E poi fuma anche il sigaro, sono sicura". I due uomini si avvicinano al taxi e si fingono clienti chiedendo di essere caricati. Si fanno trasportare nella zona industriale di Leini. A quel punto scatta il pestaggio selvaggio con una spranga, mentre la vittima li implora di fermarsi. I due non gli dicono che vogliono vendicare la presunta violenza sessuale, tant'è che fino alla conclusione dell'indagine (lui presenta denuncia per le botte subite) non capirà il perché di quell'accanimento. Nessuno, tra l'altro, gli aveva portato via un euro. Dopo l'accaduto, dovrà stare a lungo lontano dal lavoro. E apprenderà anche di essere stato indagato per violenza sessuale.

Lei smascherata e accusata di calunnia

La donna denuncia poi di essere stata violentata e indica con precisione l'uomo. Nei mesi successivi viene interrogata per otto volte dal pm Livia Locci, che segue l'indagine, e la sua versione è sempre la stessa: "Mi ha caricata sul taxi, mi ha portata in un luogo appartato e mi ha stuprata". Gli accertamenti sul suo cellulare, però, raccontano una storia diversa. Il telefono, la sera della presunta aggressione, ha percorso esattamente la strada del bus Sadem per la stazione di Torino Porta Nuova, dove la donna poi avrebbe preso il treno per Oulx. Nel corso del viaggio, inoltre, era stata al telefono per tutto il tempo con un uomo residente in Calabria. Messa alle strette, all'ennesimo interrogatorio, la donna crolla: "Mi sono inventata tutto. Ero sentimentalmente confusa tra due uomini e non sapevo chi scegliere". Anziché mandare a processo il tassista, il magistrato chiede la condanna per lei, con l'accusa di calunnia, del fidanzato e del fratello, accusati invece di lesioni volontarie aggravate. I due procedimenti, però, si separano: la donna sceglie il rito abbreviato, gli uomini quello ordinario. Lei, difesa dall'avvocato Marco Marchio, viene condannata il 16 giugno 2014 a due anni di reclusione (anche lei con la condizionale) e una provvisionale di 9mila euro, in attesa che un processo civile stabilisca l'ammontare definitivo del risarcimento.

L'epilogo: condannati pure i picchiatori, ma niente galera

A mettere la parola fine alla vicenda è stata, oggi, la giudice monocratica Paola Odilia Meroni che ha condannato il fidanzato e il fratello della donna che si era inventata la violenza sessuale. Nessuno, però, finirà in carcere. La vittima dell'accaduto, il tassista, era rappresentata in aula dall'avvocato Michele Polleri, come già era avvenuto nel processo precedente. Per l'uomo è stata la fine di un incubo in cui era stato trascinato, suo malgrado, e che probabilmente non riuscirà a dimenticare.

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