Muore al Cto dopo il terzo tentativo di suicidio in ospedale

Una donna torinese si era data fuoco al San Raffaele di Milano, dove era ricoverata per problemi psichici che la spingevano all'autolesionismo. Portata a Torino, è morta. Aveva già tentato di sgozzarsi

 

E' morta al Cto di Torino una donna di 54 anni, per le ustioni riportate dopo essersi data fuoco 16 giorni prima, mentre era ricoverata al San Raffaele Turro di Milano. I familiari si sono rivolti alla procura di Torino che, per competenza, ha trasmesso gli atti a quella di Milano. Il decesso è avvenuto il 27 luglio.
 
Torinese, era ricoverata dal 20 giugno al San Raffaele per problemi psichici che comportano atti di autolesionismo. Nello stesso ospedale aveva già tentato due volte di togliersi la vita. Il pm di Milano Ferdinando Esposito ha aperto un fascicolo, al momento di soli atti relativi, e ha disposto l'autopsia. Domani a Torino si terrà il funerale. "Sono stato insieme a mia moglie per anni - racconta il marito - e controllandola giorno e notte e non le è mai accaduto nulla. L'ho portata in un luogo che dovrebbe essere specializzato e hanno lasciato che si uccidesse. Adesso chiedo giustizia".
 
Si era data fuoco con l' accendino di una vicina di letto e la compagna di stanza era stata la prima a cercare di spegnere il fuoco con una coperta. Poi sono arrivati il personale dell'ospedale e i carabinieri. Ricoverata sei giorni all'ospedale Niguarda di Milano, è stata trasferita al Cto di Torino. Qui, a causa delle ustioni di terzo grado che aveva sul corpo, le è stata diagnosticata un'infezione renale che l'ha portata alla morte.
 
Dall'inizio del ricovero al San Raffaele Turro, la donna aveva tentato di uccidersi per altre due volte sgozzandosi con il gancio di grucce appendiabiti. "Ci siamo rivolti alla magistratura - dice l'avvocato Maurizio Basile, legale dei familiari - perché vogliamo capire perché una paziente con problemi di quel tipo non sia stata tenuta in camera da sola; perché la sua compagna di camera fosse una fumatrice; perché non vi siano sistemi di segnalazione antincendio che avrebbero potuto consentire un intervento più tempestivo da parte dei soccorritori; e, in generale, se il livello di vigilanza da parte del personale sia stato adeguato al caso in questione".
 
(ANSA)

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