Suicidio del poliziotto, Lisiapp: "Dolore e sgomento per l'ennesimo gesto estremo"

“Siamo sgomenti e sconvolti. A pochi mesi dal suicidio di altri appartenenti al corpo di polizia penitenziaria, in servizio a Mamone Lodè, Caltagirone e Viterbo, piangiamo la vittima di un’altra tragedia che ha sconvolto i baschi azzurri”, dice Mirko Manna, segretario generale del Lisiapp.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TorinoToday

Nel piazzale del cimitero di Foglizzo, nel Torinese, si è consumato il tragico gesto che ha portato questa notte un agente di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere Lorusso e Cutugno di Torino a suicidarsi con un colpo di pistola alla testa. A darne notizia il Lisiapp, Libero sindacato appartenenti polizia penitenziaria. “Siamo sgomenti e sconvolti. A pochi mesi dal suicidio di altri appartenenti al corpo di polizia penitenziaria, in servizio a Mamone Lodè, Caltagirone e Viterbo, piangiamo la vittima di un’altra tragedia che ha sconvolto i baschi azzurri”, dice Mirko Manna, segretario generale del Lisiapp.

“Non sono ancora chiare le ragioni che hanno spinto il collega, 43 anni, a compiere il gesto estremo. Siamo impietriti – prosegue Manna – per questa nuova immane tragedia. Ci stringiamo con tutto l’affetto possibile al dolore indescrivibile dei familiari, degli amici, dei colleghi”. “Dal 2000 ad oggi – ricorda Manna – si sono uccisi 90 poliziotti penitenziari, un direttore di istituto e un dirigente regionale. Cinque suicidi in pochi mesi sono sconvolgenti. Da tempo sosteniamo che bisogna comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l’attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto”. Il Lisiapp congiuntamente al Sappe chiedamo “al Ministro della Giustizia Nitto Francesco Palma di farsi carico in prima persona su questo importante problema.

"Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: l’istituzione di appositi Centri specializzati in grado di fornire un buon supporto psicologico agli operatori di polizia – garantendo la massima privacy a coloro i quali intendono avvalersene – può essere un’occasione per aumentare l’autostima e la consapevolezza di possedere risorse e capacità spendibili in una professione davvero difficile, all’interno di un ambiente particolare quale è il carcere, non disgiunti dai necessari interventi istituzionali intesi a privilegiare maggiormente l’aspetto umano ed il rispetto della persona nei rapporti gerarchici e funzionali che caratterizzano la polizia penitenziaria. Su queste tragedie non possono e non devono esserci colpevoli disattenzioni”.    

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