Cronaca Centro / Via Giuseppe Verdi, 15

Edisu: studenti sul piede di guerra contro i tagli della Regione

L'occupazione della residenza universitaria di via Verdi ha segnato l'inizio della protesta degli "idonei" Edisu, affiancati dagli altri studenti e dai lavoratori

Aumenta il supporto di studenti e lavoratori alla protesta dei borsisti Edisu iniziata lo scorso giovedì. Dichiarati “idonei” dall’Ente per il Diritto allo Studio Universitario del Piemonte, centinaia di ragazzi e ragazze si sono visti revocare quest’anno il diritto ad una borsa di studio per mancanza di fondi. Il drastico provvedimento, voluto dal presidente della Regione Cota fin dai primi giorni del suo mandato, ha di fatto chiuso le porte a tutti – o quasi – gli studenti stranieri o provenienti dal resto d’Italia, per i quali borsa di studio e servizio abitativo erano l’unico modo per permettersi gli studi.
 
“In molti hanno dovuto abbandonare Torino – afferma con amarezza una studentessa – non potendo più pagare l’affitto o non avendo più la possibilità di essere ospitati nelle residenze universitarie. Conosco molti ragazzi stranieri, in particolare pakistani, che hanno dovuto fare le valigie e tornare al loro paese. È un’ingiustizia, perchè molte persone hanno scelto di studiare a Torino facendo affidamento sul supporto dell’Edisu, e da un momento all’altro vedono svanire gli sforzi di anni, non potendo continuare gli studi”.
 
Da giovedì 12 gennaio la residenza di via Verdi 15, occupata dagli studenti in protesta, ospita i borsisti rimasti temporaneamente senza un tetto. Il primo obiettivo dell’occupazione è stato infatti quello di garantire una soluzione immediata a chi è stato spiazzato dalla decisione della Regione, “senza impedire – lo sottolineano gli occupanti – al presidente dell’Ente e agli operai che dovranno lavorare alla ristrutturazione dell’edificio di entrarvici. Chi ha cercato di screditarci dipingendoci come facinorosi è stato smentito”. Dopo una prima fase di assestamento e dopo le prime riunioni tra i diretti interessati  è iniziato con l’assemblea aperta di martedì 17 il secondo atto dell’azione studentesca. L’invito all’assemblea di rappresentanti delle varie facce del mondo universitario e del lavoro ha espresso l’intenzione dei borsisti di permettere a numerosi affluenti di unirsi al fiume in piena, per dar voce in maniera solidale e coesa ad ogni categoria colpita. 
 
 
Trovare il modo corretto di protestare è fondamentale per un movimento reduce da anni di manifestazioni – fallimentari o quasi – contro riforme e decreti che hanno compromesso il diritto allo studio in Italia. Per questo la protesta dei borsisti non può che mirare alla collaborazione con le altre fasce colpite dai tagli degli ultimi anni e in particolare, ma non solo, con i dipendenti dell’Edisu e dell’Università degli Studi di Torino toccati dal provvedimento. C’è anche chi, memore del ’68, pensa alla possibilità di unire le forze con gli operai della città, per abbattere la radicale contrapposizione tra giovani e vecchi che è sempre più marcata nella società italiana. Questo porterà, secondo gli aspuci degli studenti, ad un corteo per le vie di Torino, che riguarderà in primo luogo universitari e lavoratori, ma cercherà di coinvolgere tutti i cittadini torinesi, sensibilizzandoli alla grave situazione dell’istruzione pubblica in una città che ha fatto dell’educazione primaria e secondaria uno dei principali temi dell’attualità politica.
 
In supporto della protesta dei borsisti e del diritto allo studio è intervenuto ieri sera il giurista ed editorialista del “Manifesto” Ugo Mattei, che ha incontrato i numerosissimi occupanti della residenza Verdi per esprimere la propria solidarietà ed intavolare con loro un dibattito. Mattei è stato anche il primo firmatario di una petizione per la tutela degli “idonei” Edisu, che chiede un passo indietro alla Regione sulle borse di studio e in particolare sul servizio abitativo, per la tutela di “una risorsa sociale e culturale” del paese.
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