Salute: a Torino sempre meno visite e solo quelle strettamente indispensabili

Osservatorio Sanità UniSalute: il 46% dei torinesi sempre più attento alle spese per la salute. Permane la percezione della lunga attesa nel pubblico e di costi elevati nel privato.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TorinoToday

"Quando c'è la salute c'è tutto" recita un detto popolare che risuona ancor più vero nell'attuale periodo di crisi economica in cui sempre meno torinesi riescono a destinare parte delle proprie risorse economiche alla cura e alla prevenzione della propria salute.

Gran parte dei cittadini della Mole infatti (46%) ha razionalizzato negli ultimi 12 mesi le spese per la salute. Il 38% fa solo le visite indispensabili quando ne ha davvero bisogno, mentre l'8% dichiara apertamente di effettuare meno controlli per motivi economici.

È quanto segnala la nuova ricerca1 dell'Osservatorio Sanità2 di UniSalute, la compagnia del Gruppo Unipol specializzata in assistenza sanitaria, attenta alle tematiche della salute degli italiani.

Ad ulteriore conferma di come l'attenzione alle spese coinvolga anche la salute, il dato secondo cui quasi un abitante di Torino su sei (15%) abbia diminuito la frequenza con cui si rivolge alla sanità privata - notoriamente più costosa di quella pubblica - e ben l'83% degli intervistati dichiara che ciò è dovuto a questioni economiche.

Quando si rivolge alla sanità privata, più della metà dei torinesi (57%) lo fa perché i tempi di attesa nel pubblico sono troppo lunghi e non sempre ci si può permettere di aspettare troppo per curare la propria patologia.

Questa nuova fotografia conferma quanto già evidenziato da altre ricerca di UniSalute realizzate negli ultimi anni: i tagli alle spese che da qualche anno i torinesi - e gli italiani in generale - sono costretti a fare riguardano anche le cure mediche. Questa tendenza ormai consolidata conferma pertanto come nei prossimi anni la sanità dovrà inevitabilmente essere sempre più sostenuta da forme di assistenza integrativa che supplisca alla contrazione dei redditi delle famiglie permettendo loro di garantirsi prestazioni sanitarie immediate e di qualità.

1 Indagine CAWI condotta dall'istituto di ricerca Nextplora nel 2014 su di un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d'età (over 30), sesso ed area geografica.

2 L'Osservatorio Sanità di UniSalute, avviato nel 2002 con l'obiettivo di monitorare il mondo della sanità integrativa, si occupa oggi anche della percezione degli italiani su temi quali prevenzione, fiducia, competenza, conoscenza dei servizi sanitari pubblici e privati, oltre che sul ruolo del welfare sanitario in azienda.

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