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Barista abbandona Porta Palazzo: "Basta spaccio e criminalità"

Dopo sette anni di attività Sergio ha deciso di lasciare il locale e il quartiere. A portarlo alla disperazione sono stati ladri e spacciatori

Affari in calo e un aumento incontrollato della criminalità hanno portato Sergio, 47enne gestore di un bar in corso Regina Margherita, a dire addio al quartiere. Ad abbassare per sempre quella serranda dopo sette lunghi anni di lotte contro l’amministrazione e il degrado di Porta Palazzo. L’uomo e la compagna Serena hanno scelto di cambiare aria e di lasciarsi alle spalle spacciatori, borseggiatori e piccoli criminali che in piazza della Repubblica e dintorni sono sempre di casa. I due andranno ad aggiungersi a quella lunga lista di commercianti che hanno deciso di tirare in remi in barca, soffocati dalla crisi e dai problemi con il territorio.

“Non ne posso più – racconta sconsolato l’uomo -. In tutti questi anni non ho visto miglioramenti nel quartiere, ho denunciato tanti problemi ma di risultati neanche l’ombra. Al contrario qualche esercente mi ha persino accusato di parlare troppo. Questo per far capire come funzionano le cose a Porta Palazzo”. Oltre alle spese sulla decisione dell’uomo ha influito anche il degrado urbano.

Partendo dalla concorrenza sleale dei venditori abusivi e continuando con i parcheggiatori del corso. Per non parlare dello spaccio, dei tossici e del via vai di soggetti poco raccomandabili. “Ho fatto di tutto per tenere il mio locale pulito – continua Sergio -. E posso anche dire di esserci riuscito. Però ora non vale più la pena continuare a lavorare in questo quartiere. Il sabato, ormai da tempo, tengo persino chiuso perché girano solo brutte facce. Ed è quasi assurdo perché siamo a due passi dal Quadrilatero”.

In passato qualcuno gli ha anche danneggiato l’auto. “Ho trovato righe sulla macchina e anche gli specchietti rotti”. Una volta abbandonato il borgo Sergio proverà a lanciarsi in una nuova avventura. “Ho ancora un sogno nel cassetto, ossia quello di occuparmi di un’area camping – conclude l’uomo -. Vorrei gestire qualcosa di diverso, con i bar e con questo quartiere ho chiuso per sempre. Toccherà a qualcun altro prendersi la patata bollente”.

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