Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Sistema Torino, contraddizioni in termini: dall'industria al web

Una città che passa da un estremo all’altro, senza la linea di un cambiamento reale e graduale

Un tempo era la città di tutto: moda, radio, tv, auto, industria, telefonia. Oggi, invece, è il luogo degli scheletri: architetture quasi spettrali, specchio del periodo delle fabbriche che fu. Palazzi fatiscenti, abbandonati al triste destino di un oblio ingrato e immeritato, in cui lavoravano e operavano moltitudini di persone addette ai Monopoli di Stato, Grandi Motori ferroviari e non, e via discorrendo.

Il presente, invece, è fratto di una città che, dati alla mano, possiede il maggior numero di licenze per somministrazione di cibi e bevande di qualsivoglia fatta, forma e misura. In una parola, per intenderci, bar, ristorazione, gastronomie. Ve ne sono agli angoli delle strade, ovunque: agli stessi angoli in cui è facile trovare una marea di persone - baristi, commessi, personale di sala e cucina – tutti sotto il triste comune denominatore di una disoccupazione costante.

Da un lato un’offerta copiosa, dall’altra l’impossibilità all’acquisto. Del resto, la città più malmessa del Nord Italia è Torino, le fa eco Salerno nel meridione: e pensare che di salernitani veraci sotto la Mole è pieno: dunque, doppia beffa! Il viaggio del nulla, per questi ultimi. Speranza? Carneade, chi era costui? Per dirla con il Manzoni.

Finita l’industria, l’avvento del web: Torino è la città d’Italia che ha il maggior numero di società attive a vario grado, ordine e livello, nel mondo della rete, persino un Fondazione dedicata al Wireless: eppure, di grafici e programmatori a spasso, tanti sono, difficile stimarne il numero esatto. E l’acqua? Il bene più prezioso? Anche in questo, per una volta abbiamo un primato, siamo stati bravi: a consumi ridotti abbiamo più di cinquanta centesimi in bolletta, rispetto ad altre realtà metropolitane. Primi sì, ma per le risate amare sulla bocca di coloro che, in altre parti d’Italia, stolti non lo sono affatto. Perché, anche nel bere, risparmiare, ormai, è una colpa. Un “reato”: ma non nel senso dei Savoia.

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