Lungo Stura Lazio, delinquenza e sporcizia alle porte di Torino

Magliano: "E' una discarica a cielo aperto, occorrerà una bonifica". Per l'assessore ai Servizi Sociali Elide Tisi le operazioni di sgombero invece, sono già a buon punto

Le favelas "sabaude" di Lungo Stura Lazio

La baraccopoli di Lungo Stura Lazio resta uno dei problemi piú urgenti da risolvere per il Comune di Torino. Centinaia di persone, prevalentemente di etnia rom, tra cui anche bambini,  sono stipate in casupole dove le norme igieniche non sono rispettate e dove non mancano purtroppo episodi di delinquenza. Dai furti di rame alla droga alla prostituzione: la polizia solo nel 2014 - a fino al 31 agosto - ha effettutato 424 interventi, rilevando 24 reati.
Insomma, il panorama è desolante e i torinesi ormai ne sono consapevoli.  Montagne di spazzatura tra le quali coesistono intere famiglie e topi, fanno parte dello scenario. Ed è meglio non provare nemmeno ad immaginare cosa potrebbe succedere in caso di un'alluvione: sarebbe sufficiente appena poca pioggia in più perché il campo si trasformasse in un'immensa sabbia mobile, con il rischio di far scivolare baracche e persone, direttamente nel fiume.


"Mi piacerebbe sapere quali sono i danni di quella immensa discarica a cielo aperto - ha dichiarato Silvio Magliano, vice presidente del Consiglio comunale - per di piú abitata da centinaia di persone. Ci vorrà un'operazione di bonifica e con i tempi che corrono l'Amministrazione rischia di non avere i soldi per affrontarla".
Il Comune però qualcosa in proposito lo ha già fatto. Lo scorso settembre infatti è iniziata la seconda fase di sgombero della baraccopoli in questione: alcune famiglie rom hanno proceduto alla decostruzione delle loro abitazioni ma per vedere qualche risultato si dovranno attendere ancora tre o quattro mesi. "Il lavoro su Lungo Stura Lazio è ad uno stadio già abbastanza avanzato - ha ribadito l'assessore ai Servizi Sociali, Elide Tisi - : una sezione è stata completamente liberata. Inoltre 170 persone si sono allontanate spontaneamente, non avendo voluto sottoscrivere il patto di emersione, cioè non avendo accettato di sottostare alle leggi italiane".

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Le famiglie che al contrario hanno firmato l'accordo, verranno accolte in strutture sociali, dovranno accettare di mandare a scuola i propri figli minori, mantenere un'occupazione e seguire dei corsi di lingua e cultura italiana. "Si è anche pensato per loro a soluzioni abitative low cost - ha aggiunto l'assessore -, un modo di vivere il meno oneroso possibile" . Affermazione che non è passata inosservata in Sala Rossa e che ha provocato la reazione di Magliano: "Il problema della ricollocazione ce lo dovremmo porre per le centinaia di famiglie italiane in difficoltà che vivono nella nostra città - ha dichiarato il vice presidente -. Le soluzioni abitative low cost dovrebbero essere pensate innanzitutto per loro".

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