Cronaca

Sentenza Thyssen, cresce l'attesa: presidio fuori dal palazzo di Giustizia

Oltre cinquecento persone si sono avvicendate durante l'intera giornata. In serata è atteso il verdetto. Yuri Bossuto: "Oggi non si parla di voti, oggi si parla di difesa dei diritti dei lavoratori"

thyssen3_3Una giornata interminabile in attesa di un verdetto a suo modo storico. Il processo Thyssen, come sempre d'altronde, non si è vissuto solo all'interno dell'aula, ma anche fuori dal Palazzo di Giustizia “Bruno Caccia” di Torino. Fin dalle prime ore del mattino, infatti, ha preso vito un presidio promosso e sostenuto, tra gli altri, dall'Associazione Onlus “Legami d'acciaio” - Operai e Famigliari delle Vittime della TK e dalla Federazione della Sinistra. Oltre cinquecento persone si sono avvicendate durante l'intera giornata, per non dimenticare la strage di quel maledetto 6 dicembre 2007 e chiedere giustizia anche a nome di Giuseppe Demasi, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Antonio Schiavone, Angelo Laurino, Roberto Scola e Rocco Marzo.

Con la Federazione della Sinistra in prima linea, non poteva mancare anche il candidato sindaco Yuri Bossuto, presente in apertura come in chiusura di presidio per sottolineare l'importanza ed il senso di un presidio come questo in un giorno chiave: «Esserci è fondamentale, perchè oggi si farà la storia e si disegnerà il futuro della sicurezza e del diritto dei lavoratori. Ma anche perchè sarà uno dei pochi giorni in cui veramente si potrà riportare la luce dei riflettori rigardo quanto accaduto quella tragica notte, uno di quei giorni in cui la nostra voce potrà e dovrà essere ascoltata».


Bossuto, come anche il segretario nazionale di Fds Paolo Ferrero, è stato presente ma tiene subito a precisare come non si tratti di un'apparizione elettorale: «Che oggi ci sia una grande attenzione mediatica è innegabile, ma è bene ricordare a tutti come il nostro sia in realtà stato un presidio permanente durato negli anni. Ogni volta che in Aula si sia parlato di questo caso noi, come Rifondazione Comunista e Fds ci siamo sempre stati con decine e decine di presidi, fossero anche tenuti in vita da pochi militanti coraggiosi ed io stesso, in prima persona, non sono di certo alla mia presenza in un presidio dedicato alle vittime della Thyssen Krupp. Oggi non si parla di voti, oggi si parla di difesa dei diritti dei lavoratori».

A poche ore dal verdetto, in ogni caso comincia a crescere anche un po' di ottimismo: «C'è grande ottimismo, tutto ci sembra ormai talmente chiaro che non si può pensare ad un verdetto negativo. Sentiamo e speriamo che la lotta di anni possa avere un giusto epilogo. Anche perchè altrimenti ci troveremmo all'apertura di una nuova stagione drammatica, se non dovesse andare come ci auguriamo (quindi con la condanna per omicidio volontario con dolo eventuale dell'amministrator delegato Herald Espenhahn, ndr) si dovrà parlare di abusi e doveri e non più di diritti e doveri. Vorrebbe dire insomma dove ricominciare con le lotte da zero».

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