Dopo l’auto e la bicicletta a Torino si pensa allo scooter sharing

Già dalla primavera potrebbero esserci in giro per la città i primi veicoli a due ruote condivisi. Il progetto è nato dai consiglieri giovani che hanno presentato una mozione. “Si risparmierebbe tempo e si ridurrebbe l’inquinamento”

Car sharing, bike sharing e ora anche scooter sharing. E’ questa la proposta di diversi consiglieri comunali, quasi tutti under 40, che hanno presentato il progetto di “condivisione del motorino” che mira a diventare sperimentazione già nella prossima primavera. 

L’obiettivo è quello di dare ai torinesi un’altra alternativa per gli spostamenti per le vie della città, in questo caso allargando anche le zone di transito visto che ciclomotori e motoveicoli possono circolare e sostare senza necessità di permesso di circolazione anche nelle zone Ztl. Un’idea che nel tempo potrebbe aiutare la lotta alla sosta selvaggia serale e notturna nelle zone di movida, con decine di ragazzi che si sposterebbero con lo scooter, per poi tornare in autobus o in taxi se non in condizione di guidare, senza pensare al mezzo con cui sono arrivati a inizio serata.

La mozione è stata firmata da Federica Scanderebech (Pd), Giovanni Porcino (Moderati), Silvio Magliano (Ncd), Michele Curto (Sel), Fabrizio Ricca (Lega), Chiara Appendino (M5S), Vincenzo Laterza (Pd) e Barbara Cervetti (Moderati), ma ci sarebbe anche l’appoggio dei due assessori all’Ambiente e alla Viabilità, Enzo Lavolta e Claudio Lubatti. Un progetto bipartisan che trae spunto da quanto già realtà a Milano dove circa 150 mezzi a due ruote circolano per la città in condivisione e che prende forza dai numeri dello sharing: in Italia, secondo la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ci sono 10 mila bici disponibili, 6 mila auto e circa 500 mila persone che tutti i giorni utilizzano i mezzi non propri per spostarsi. Un giro d’affari che nel 2020 potrebbe coinvolgere 12 milioni di utenti per un fatturato di oltre 6 miliardi di euro. A questo si aggiunga il vantaggio che ne trarrebbe l’inquinamento atmosferico.

I firmatari chiederanno al Comune di Torino di fare in fretta perché c’è un rischio: “Sono numerose le applicazioni che stanno nascendo in Italia per agevolare i più svariati sistemi di sharing - ci dice Federica Scanderebech -. Prima che queste realtà propaghino privatamente sul nostro territorio, senza alcuna regola fiscale e senza discipline, è necessario che l’amministrazione si mobiliti per attivare le forme pubbliche più opportune di sharing”.

Nella mente dei promotori dell’iniziativa non ci sono vincoli di cilindrata o di sistema di parcheggio dei veicoli. Quello spetterà alla società che vincerà il bando decidere come gestire o all’amministrazione se vorrà dare un’indicazione specifica. A Milano, ad esempio, il servizio è di free floating, cioè gli scooter possono essere parcheggiati ovunque purché nel rispetto del codice della strada. “Con questa proposta i giovani della Sala Rossa vogliono dare maggiore forza ai sistemi di sharing economy - sottolinea ancora Scanderebech -. Pensiamo anche all’utilizzo di scooter elettrici per ridurre l’inquinamento, senza dimenticare le tempistiche perché un mezzo a due ruote permetterebbe di contrastare bene le problematiche legate al traffico veicolare”.

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