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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Cronaca Vallette / Via Maria Adelaide Aglietta, 35

Carcere Torino, grido di dolore dell'Osapp: "Scaduto il 70% dei provvedimenti disciplinari verso i detenuti"

"Ma si procede contro gli agenti"

Nel carcere di Torino "sono stati lasciati scadere, per decorrenza termini (per non aver provveduto ad alcuna iniziativa da parte della
direzione del carcere), circa il 70% dei procedimenti disciplinari aperti nei confronti dei detenuti per legittima iniziativa del personale di polizia penitenziaria in ordine a comportamenti contrari ai regolamenti interni nonché riguardanti attività e/o azioni in violazione delle regole afferenti l’ordine e la legalità interni alla struttura".

A lanciare il grido d'allarme è l'Osapp, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, per voce del segretario generale Leo Beneduci. "Tale situazione - aggiunge - è ancora più grave qualora si consideri che, a fronte di così evidente lassismo adottato nei confronti dei detenuti, a loro volta, i procedimenti disciplinari aperti nei confronti del personale di polizia penitenziaria sono tutti puntualmente seguiti e comportano nella maggior parte dei casi sanzioni di notevole severità".

Secondo Beneduci, il penitenziario torinese è la "punta di diamante" del fenomeno della scadenza dei provvedimenti disciplinari nei confronti dei detenuti che, sostiene, rappresenta una delle peggiori caratteristiche dell’attuale sistema penitenziario italiano, con risultati deleteri che trascendono la sicurezza e i risultati interni agli istituti di pena per investire l’intera convivenza nella società civile. Si consideri, infatti, che non solo viene sminuita o del tutto denegata la funzione (e la dignità lavorativa) del personale di polizia penitenziaria ma il non agire
disciplinarmente nei confronti dei detenuti quando le regole vengono gravemente violate e, magari, i comportamenti diventano violenti, introduce nel sistema quella impunità che invoglia, invece che inibire, simili comportamenti come l’incremento di eventi critici nelle carceri italiane sta di fatto dimostrando. Ben diverso sarebbe se, a fronte di così evidenti difformità nei comportamenti delle direzioni degli istituti dalle norme vigenti sussistesse una qualche azione, intesa al ripristino delle condizioni di legittimità e/o di legalità da parte dei provveditori regionali a ciò deputati anche in ragione di retribuzioni mensili di notevole entità. Ma, in Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta, come in altre
regioni tali figure rappresentano, soprattutto negli ultimi anni, quanto di più evanescente possa esistere in una pubblica amministrazione e, inutile dirlo anche in questo caso, in sede amministrativa e/o politica nessuno da Roma interviene”.

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