Cronaca

Festa San Giovanni, Nosiglia promuoverà l'agorà del sociale

Nosiglia lancia anche un appello, durante l'omelia della celebrazione in Cattedrale, rivolto a tutte le forze sociali affinché si uniscano per favorire l'aumento della produzione a Mirafiori.

L'arcivescovo Cesare Nosiglia

E' il patrono di Torino dal Medioevo: e da secoli, ogni 24 giugno, san Giovanni Battista viene celebrato con una Messa solenne in cattedrale. Occasione non solo per ricordare il santo patrono della città, ma anche per fare il punto della situazione di quello che Torino sta facendo, per riflettere su se stessa. Ma le parole dell'arcivescovo Cesare Nosiglia contenute nell'omelia di oggi fotografano una Torino vittima della crisi, che si manifesta nelle famiglie in difficoltà, nei poveri, nella mancanza di lavoro, nella diffusione del gioco d'azzardo, che è "come una droga". "Il travaglio che stiamo vivendo - ha affermato - è una trasformazione epocale".

Qualcosa di positivo c'è. "Sono lieto - afferma l'arcivescovo - che la Fiat abbia ancora una volta confermato la volontà di non chiudere alcuno stabilimento in Italia e nel nostro territorio abbia investito a Grugliasco per un prodotto di alta qualità che sarà venduto in tutto il mondo. Mi auguro che anche per Mirafiori, luogo di importanza fondamentale per la nostra città, aumenti nuovamente il volume di produzione, segno tangibile di una ripresa non solo per il nostro territorio ma anche per il resto del Paese".

Ma i problemi sono tanti, tantissimi, e Nosiglia ha le idee ben chiare: vuole sostenere "una grande agorà del sociale, un percorso che sfoci in un'assemblea generale di tutte le componenti che operano in questo ambito per affrontare con realismo e speranza il domani senza timori e con la valorizzazione di tutti".

Nosiglia, d'altronde, ha chiesto a gran voce di "riportare in luce la solidarietà": e a tal proposito ha citato l'esempio dei santi sociali, che un tempo sono stati uno dei cuori pulsanti della spiritualità torinese; "C'è bisogno di risvegliare l'anima intraprendente della nostra Chiesa", ha detto.

Parole anche per la vocazione industriale della città: "Credo che Torino e il suo territorio non debbano rinunciare a puntare ancora il loro impegno e futuro sul manifatturiero perché questa è la storica vocazione industriale che l'ha resa grande nel mondo intero", ha detto infine l'arcivescovo che ha esortato tutti i cittadini  "a non rassegnarsi" e "ad affrontare con fiducia il cambiamento".

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