Cronaca

Lotta alla 'Ndrangheta: sequestrati beni per sette milioni di euro

Sette milioni di euro: è quanto la Direzione Investigativa Antimafia ha sequestrato a un presunto affiliato della 'Ndrangheta, conosciuto come "Giorgio"

7 milioni di euro: è il valore complessivo dei beni mobili, immobili e delle società sequestrate dalla Direzione Investigativa Antimafia a un affiliato alla ‘Ndrangheta, ritenuto capo di una cellula locale operante nel Torinese.

La misura (tecnicamente si tratta di un sequestro anticipato) e' stata disposta dal tribunale su proposta della Dia subalpina e riguarda Salvatore D., detto “Giorgio”, presunto ‘ndranghetista con il grado di “padrino”, ritenuto capo della locale di Rivoli. La Procura, nel processo Minotauro, aveva chiesto nei suoi confronti una condanna a 20 anni: ora “Giorgio” si trova ai domiciliari. Sotto sequestro sono finiti terreni, fabbricati, conti correnti, buoni postali, autovetture e quote di societa' di costruzioni riconducibili in tutto o in parte al presunto ‘ndranghetista.

“L'aggressione giudiziaria ai patrimoni è importantissima nella lotta alla criminalità organizzata. In una certa misura è forse l'iniziativa che gli indagati temono di più. Il carcere, in qualche modo, lo mettono in conto. Ma i sequestri di beni toccano il cuore dei loro interessi''. Questo spiega il  procuratore aggiunto Sandro Ausiello, della Direzione distrettuale antimafia, commentando il  sequestro di oggi. I

Ausiello ha spiegato quale strategia viene adottata a Torino per la lotta all’ndrangheta: il cosiddetto “doppio binario”, ovvero da una parte l’azione giudiziaria, e dall’altra una procedura “di prevenzione”, con un apposito canale.

Nella prima metà del 2013 sono già stati sottratti alla 'Ndrangheta ventidue milioni di euro. ''La nostra realtà - ha spiegato il capo centro della Dia subalpina, Sergio Molino - è una delle più attive in Italia''. Per dieci milioni il sequestro riguarda Giovanni Iaria: è deceduto a febbraio, ma il provvedimento è scattato ugualmente il mese successivo. La legge lo consente.

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