Giovedì, 16 Settembre 2021
Cronaca Centro / Via Giuseppe Garibaldi

Saldi di metà stagione: un paradosso commerciale tutto italiano

L'apertura del periodo dei saldi incontra lo scetticismo dei negozianti. Le vendite non soddisfano, e in molti lamentano una legislazione ingiusta. La soluzione? Posticipare o liberalizzare

A una settimana dall’apertura dei Saldi, pochi sono i negozianti torinesi che hanno riscontrato un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi, durissimi, mesi. La recessione continua a colpire commercianti di ogni categoria ed esercizi di tutte le vie della città. Anche da via Garibaldi, via per eccellenza dello shopping “low cost”,  non arrivano che brutte notizie. “Le vendite vanno come l’anno scorso – dicono i più ottimisti – ma a differenza del passato questo è per noi l’unico momento dell’anno in cui possiamo alzare la testa. Dal momento che a Natale abbiamo venduto il 30% in meno rispetto al 2010, nel periodo dei Saldi non ci basta raggiungere le vendite dell’anno scorso”. 
 
“Il problema – sostengono in molti – non sta solo nella mancanza di soldi e nella crisi. Un errore imperdonabile è quello di far iniziare a gennaio i Saldi di fine stagione. L’inverno non si è ancora visto, e si può dire che la stagione sia appena iniziata. I Saldi dovrebbero servire per liberarsi dei resti di magazzino”. “Ormai – aggiunge la titolare di un negozio di abbigliamento – quella dei Saldi è diventata una moda, e a maggior ragione la gente approfitta degli sconti data la mancanza di soldi. Ciò significa che se in aggiunta si dà la possibilità di comprare prodotti scontati prima della fine della stagione, i clienti potranno indossare subito i loro acquisti, senza aspettare l’anno prossimo. Questo stimola, ovviamente, a fare acquisti esclusivamente durante i Saldi, dato che i prezzi sono più bassi e non si ha lo svantaggio di comprare capi fuori stagione. Il risultato è che noi siamo costretti a lavorare quattro mesi all’anno”.
 
“Quella descritta – prosegue la negoziante – non è la sola falla di questo sistema. Se i Saldi sono l’unico momento in cui si può guadagnare qualcosa, invece che un modo di liberarsi dei resti di magazzino, siamo costretti ad alzare i prezzi finendo per fare degli sconti fittizi. È per questo che si dovrebbero modificare le date dei Saldi, posticiparli a marzo e a settembre e renderli a tutti gli effetti “di fine stagione". In alternativa si potrebbe dare la libertà ai venditori di scegliere quando farli. Questo aiuterebbe sicuramente le grandi catene, ma dato che i negozi più piccoli sono già destinati a scomparire, la possibilità di scegliere quando scontare i nostri prodotti ci aiuterebbe per lo meno a sopravvivere a breve termine”.
 
“Da Natale al 5 gennaio – lamenta una venditrice di prodotti per la casa – ho venduto poco o niente. Se mi fosse stato possibile mettere subito in saldo i miei prodotti, le cose sarebbero andate diversamente. È assolutamente necessario che cambi qualcosa, perchè questa situazione non aiuta nessuno”. 
 
Una legge che mette i bastoni tra le ruote di tutta la categoria e che sarebbe destinata a cambiare, secondo le sicure parole di numerosi commercianti: “Gli interessi delle grandi catene, che in questo momento sono anche i nostri, avranno la meglio. Presto o tardi i Saldi verranno liberalizzati, come già succede in altri paesi, e noi potremo finalmente scegliere quando liberarci dei resti di magazzino, quando fare promozioni o sconti, senza prendere in giro i clienti con sinistri rialzi e ribassi dei prezzi”.
 
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