Cronaca

Sacche di sangue pericolose al Regina Margherita, inchiesta

Il 2 e il 4 gennaio due bambini si sono sentiti male ed è scattato l'allarme. Le analisi hanno portato alla scoperta di sacche di sangue pericolose, a causa del poco calcio presente nell'additivo

La Procura di Torino ha aperto un'inchiesta su alcune sacche di sangue per i pazienti dializzati che sarebbero state distribuite in vari ospedali. Il problema consisterebbe nel troppo poco calcio presente nell'additivo di sangue utilizzato per la dialisi, che avrebbe provocato una crisi a due bambini in trattamento all'ospedale Regina Margherita di Torino. Le persone indagate per ora sono tre, con l'ipotesi di reato di lesione colposa e commercializzazione di farmaci imperfetti. Inoltre la magistratura ha disposto il sequestro delle 250 sacche consegnate al Regina Margherita e di 1.600 depositate in un magazzino, in provincia di Brescia (l'azienda che le produce invece ha sede in provincia di Milano). La domanda che non ha ancora trovato riscontri è se il prodotto sia presente anche in altri ospedali.

I due episodi che hanno fatto scattare l'allarme sono avvenuti il 2 e il 4 gennaio. Hanno riguardato un bambino di quattro anni e mezzo e una bambina di un anno e mezzo. Entrambi hanno avvertito tremito alle braccia e sono stati soccorsi tempestivamente dai medici dell'ospedale che hanno poi segnalato l'anomalia. "Fortunatamente - precisa Rosanna Coppo, primario del reparto di nefrologia, trapianto e dialisi dell'ospedale Regina Margherita nonché presidente nazionale della Società italiana di nefrologia - quanto è accaduto non ha mai messo in pericolo la vita dei bambini, anche se il nostro personale è stato bravo ad accorgersi che qualcosa non andava. Il bambino più grande è stato trattenuto una notte in osservazione a scopo puramente precauzionale, ma ora è a casa e le sue condizioni sono ottime".


A seguito dei due eventi l'ospedale ha segnalato l'anomalia all'Aifa, l'agenzia italiana del farmaco, e ha messo le sacche a disposizione dell'autorità giudiziaria. Una consulenza disposta dal pubblico ministero Raffaele Guariniello, che coordina l'inchiesta, ha stabilito che nelle sacche dell'additivo, una soluzione di bicarbonato di sodio ed elettroliti utilizzati per arricchire il sangue filtrato con la dialisi e impoverito di quelle sostanze, la quantità di calcio era di molto inferiore alla soglia necessaria per evitare una crisi ipocalcemica: il calcio ionizzato contenuto nelle sacche somministrate ai bambini era di 0,41 millequivalenti per litro rispetto allo standard di 3,5. Ancora più basso (0,25) è risultato il livello di calcio nelle sacche dello stesso lotto non ancora somministrate che sono state sequestrate dai carabinieri del Nas. Anche se il prodotto fosse ancora in circolazione, l'invito dei medici è a evitare inutili allarmismi. "La composizione di queste sacche - spiega ancora Coppo - era anomala e irregolare ma, nonostante questo, i valori dei bambini che hanno avuto la crisi ipocalcemica erano soltanto leggermente al di sotto dei valori normali. Nessuno di loro è mai stato in condizioni gravi". (Ansa)

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