Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Telecamere su tutti i bus 69: "Palliativi, il vero problema resta il campo rom"

Presi i provvedimenti di sicurezza sulla linea 69, resta il problema del campo rom dove la criminalità organizzata acquista sempre più rilievo nel traffico di rame, armi ed umano

Eliminati tutti i "vecchi" autobus 69 e sostituiti con altrettanti mezzi dotati di telecamere. E' questo il nuovo provvedimento - solo l'ultimo degli ultimi giorni - scaturito stamane in commissione congiunta, dopo il polverone mediatico - arrivato anche sulle testate nazionali - scatenato dalla proposta choc del sindaco di Borgaro Torinese, quella di un 69 bis per i soli cittadini di etnia rom.

Un provvedimento che, come ribadisce l'assessore alla Polizia Municipale Tedesco ed il presidente Gtt Walter Ceresa, fa seguito al già citato controllore "fisso" su tutta la linea. Una soluzione definitiva o semplicemente un palliativo? In commissione congiunta se lo chiedono in tanti, dubbiosi sul fatto che tali provvedimenti possano avere solo una valenza di medio periodo, come è già successo in passato. "Abbiamo approvato più volte mozioni relative alla sicurezza dei mezzi pubblici, ma si sono rivelate totalmente temporanee - afferma il consigliere Marrone -. I nomadi lo sanno talmente bene che, in questi giorni, hanno abbandonato completamente la linea preferendo altri mezzi pubblici, consci che presto potranno tornare a riutilizzarlo perchè i controlli si saranno ridimensionati".

Qual'è il vero problema, dunque? Il bus 69 o il campo rom abusivo più pericoloso e vasto del Comune? "Non ho apprezzato questa provocazione - afferma il consigliere Curto rivolgendosi al primo cittadino di Borgaro -. Rischiamo che, una volta risolto il problema del bus 69, nessuno si occupi più del problema che sta alla base, ovvero il campo rom". Sì, perchè se da un lato sono stati aumentati i controlli - con tanto di bigliettaio a terra, come precisa Ceresa - dall'altro, il campo di Strada dell'Aeroporto, malgrado un capitolato d'appalto, continua a versare nella criminalità e nell'abusività più assoluta. Sono quasi due, infatti, i milioni stanziati dal Ministero per la bonifica dell'insediamento, partita dal lotto 1, quello di Lungo Stura, dove si sono "maggiormente concentrati i lavori per il rischio frane ed esondazioni causate dalla vicinanza del fiume", come ricorda il vicesindaco Tisi. Per gli altri lotti - in particolare per il 2 - gli interventi sono, invece, al momento, di tipo sociale e nei confronti dei bambini.

Insomma, un vero calderone, a cui si aggiunge il problema della coesistenza, all'interno dell'insediamento, di culture diverse - cristiani e mussulmani - che spesso danno vita a vere e proprie faide; e qualcuno propone anche di pensare ad una divisione di tali etnie, ovviamente a livello territoriale, di ubicazione.

Sta di fatto che, alla base del polverone mediatico scatenato dalla proposta di bissare il bus 69, c'è molto di più. C'è un campo nomadi stanziato sul territorio da ormai 20 anni, i cui abitanti acquistano sempre maggiore pericolosità, dando vita a traffici illeciti di grossa portata come il traffico di armi, di rame ed anche umano. Un campo rom diverso da tutti gli altri campi esistenti sul territorio comunale, arrivato a questo punto, a causa delle "decisioni evanescenti di questa giunta", come precisa in commissione Fabrizio Ricca (LN).

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Telecamere su tutti i bus 69: "Palliativi, il vero problema resta il campo rom"

TorinoToday è in caricamento