Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

No Tav accusati di terrorismo rinunciano al ricorso al Tribunale del Riesame

Questa mattina ci doveva essere la discussione del ricorso all'interno delle aule del Palazzo di Giustizia. La decisione degli imputati è frutto di un'approfondita discussione con i propri legali

Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, i quattro imputati al processo No Tav accusati di terrorismo, hanno rinunciato al ricorso al Tribunale del Riesame.

La decisione è frutto di un'approfondita discussione con i propri legali, che il Movimento No Tav ha spiegato all'interno di un lungo comunicato divulgato di internet e che vi riportiamo in calce. Questa mattina ci doveva essere la discussione del ricorso all'interno delle aule del Palazzo di Giustizia, con i quattro giovani che continuano a rimanere in carcere come conseguenza dell'attacco al cantiere di Chiomonte avvenuto il 14 maggio 2013. Un'azione, quella compiuta dai quattro imputati, che è stata giudicata come atto di terrorismo.

Diverse le manifestazioni di solidarietà da parte degli attivisti No Tav nei confronti di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò. In particolare non è mai stata accettata l'accusa di "terrorismo", quella che la Cassazione aveva ordinato di ridiscutere dal Tribunale del Riesame.

Queste le motivazioni pubblicate dal Movimento No Tav per cui i quattro detenuti hanno rinunciato al ricorso:

- nonostante gli atti del procedimento cautelare fossero giunti a Torino già all’inizio di luglio, l’udienza è stata fissata solo ad ottobre, con ogni probabilità in sintonia con la richiesta della Procura di procedere a nuove indagini;
- vi è stato un duplice spostamento della data dell’udienza: il primo su richiesta della Procura, senza nemmeno interpellare la difesa, il secondo giustificato con una motivazione generica ed apparente che fa riferimento a non meglio circostanziate esigenze dell’ufficio;
- tale ultimo spostamento ha modificato la composizione del collegio giudicante che oggi era formato da 2 giudici su 3 che avevano rigettato la precedente richiesta di riesame con l’ordinanza poi annullata dalla Cassazione, mentre evidenti ragioni di opportunità avrebbero imposto una diversa composizione del collegio, tenuto conto, oltretutto, che compito del tribunale era quello di riaffrontare la questione della configurazione giuridica di alcuni tra i reati contestati, che già aveva deciso, in conformità all’impostazione della procura della repubblica;
- il dato più significativo, peraltro, risiede nell’ormai prossima definizione del processo avanti alla Corte d’Assise di Torino, che dovrebbe pronunciare la sentenza entro la fine del mese di novembre e che giudicherà su elementi di prova formati nel confronto tra le parti in dibattimento, la cui qualità e rilevanza è ben maggiore di quelli assunti unicamente dalla P.G. o dalla Procura, in assenza di contraddittorio, quali quelli sottoposti oggi all’attenzione del tribunale;
- va, inoltre, segnalato come solo venerdì 3 ottobre, nel primo pomeriggio, i Pm abbiano provveduto a depositare per imputati e difensori l’esito di proprie ulteriori investigazioni: si tratta di materiale di poco rilievo, quasi interamente raccolto all’inizio di settembre (eccezion fatta per documentazione prodotta ai Pm dalla parte civile, curiosamente proprio lo steso 3 ottobre), inutilizzabile in ogni caso nel giudizio avanti alla Corte d’Assise, che però avrebbe comunque dovuto essere depositato immediatamente nella segreteria della procura, secondo quanto disposto dal secondo comma dell’art. 430 c.p.p., e ciò a dimostrazione ancora una volta della   scarsa attenzione ai diritti della difesa.

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