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Rifiuti e cani randagi: via Germagnano è terra di nessuno

Il sopralluogo della Sesta commissione del Comune ha riportato a galla il problema dei campi del Rebaudengo e la questione cani

Un’area per i cani randagi e la solita grana dei campi nomadi, abusivi e non. Il sopralluogo della sesta commissione consiliare in quel di via Germagnano è servito per fare il punto della situazione sulle condizioni in cui vivono i rom.

Il presidente Marco Grimaldi ha portato l’attenzione sulla necessità di realizzare uno spazio per gli amici a quattro zampe. Per la precisione per quei randagi che da tempo fanno il bello e il cattivo tempo tra strada Bellacomba e i quartieri Falchera e Villaretto. Non è mancato come da copione il solito giro per il campo abusivo a cui hanno partecipato anche i consiglieri della circoscrizione Sei, su tutti il coordinatore all’Ambiente Vincenzo Iatì.

Ma ad un anno di distanza dall'ultima visita la situazione non sembra essere cambiata di una virgola. Nei dintorni della baraccopoli i rifiuti continuano a farla da padrona così come i topi che scorrazzano tra i bambini e le roulotte. I nomadi chiedono di portare via i rifiuti, soprattutto quelli presenti sulle sponde della Dora.

A fianco dell'insediamento abusivo sono sorte anche altre decine di casette, ripari di fortuna costruite con quello che passava il convento. All'interno si possono trovare romeni, bosniaci e slavi. Tante sono anche le baracche devastate dal fuoco e dagli atti vandalici, commessi dai nomadi dei campi vicini. Questo secondo il parere degli abitanti di via Germagnano.

“Un anno dopo via Germagnano continua ad essere terra di nessuno - chiosa il consigliere comunale del Pdl Andrea Tronzano, lanciando una pesante accusa -. Stiamo ancora aspettando di capire cosa ne sarà di quei 5 milioni di euro per l'emergenza rom. E nel frattempo la condizione di degrado delle baraccopoli è persino peggiorata”. La prima mossa, tuttavia, potrebbe essere proprio la creazione di un campo per cani randagi. “Bisogna risolvere anche questo problema – spiega Iatì -. Quelle bestie non possono essere catturate, morirebbero in prigione. Bisogna pensare ad un’area all’aperto e a qualcuno che si occupi di dar loro da mangiare e da bere”.

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