Cronaca

Furti di auto di lusso che venivano ripulite e reimmatricolate: cinque arresti nel Torinese

Nei guai anche il dipendente infedele di una banca

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Cinque persone (su 11 complessive) sono state arrestate nel Torinese in un'operazione condotta a metà maggio 2021 dagli agenti della polizia stradale (sottosezione di Bra e squadra giudiziaria di Torino) con il coordinamento della procura di Asti e incentrata sul furto e sul riciclaggio di vetture di alta gamma. È stata sgominata un'organizzazione che faceva capo a due braidesi, un 64enne e un 66enne, ma che aveva una ramificazione anche nel Torinese, con un coordinatore e un dipendente infedele di una filiale della banca Unicredit. Nel corso dell'attività investigativa, che oltre al Torinese e al Cuneese ha riguardato anche la provincia di Brindisi dove sono state eseguite alcune perquisizioni, sono stati arrestati anche tre ladri d'auto che, secondo quanto emerso dalle intercettazioni, dopo i furti dei veicoli non avevano trovato l'accordo economico con i responsabili della banda.

Secondo le risultanze degli investigatori, modus operandi della banda era basato su un consolidato sistema di istanze inoltrate alle autorità tedesche, attraverso le quali veniva richiesta l’immatricolazione di autovetture  (Bmw e Mercedes) rubate in vari stati europei utilizzando carte di circolazione italiane rubate in bianco e compilate con i dati falsi dei veicoli. Ottenuta la targa di nazionalità tedesca, il veicolo veniva quindi cancellato dal pubblico registro per l’esportazione e poi re-importato formalmente sul territorio nazionale dove veniva definitivamente immatricolato con targhe italiane.

Il dipendente infedele della banca è accusato di avere eseguito un accesso abusivo ai sistemi informatici del suo istituto di credito finalizzato ad appropriarsi della somma di poco meno di 350mila euro eseguendo prelievi sui conti di società della zona. Il denaro sarebbe servito per per disporre bonifici online da far confluire su conti esteri aperti dall'organizzazione in Germania e Slovacchia. Le operazioni, sviluppate con la complicità di un tedesco, non erano andate a buon fine solo perché bloccate dai sistemi di sicurezza dello stesso istituto di credito. Il dipendente infedele, per evitare di essere individuato, aveva denunciato il furto del suo computer portatile che, a suo dire, gli era stato rubato alla stazione della metropolitana Fermi di Collegno.

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