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Malamovida, il gestore di un locale deve cacciare i clienti troppi rumorosi

La Cassazione punisce il gestore di un locale torinese per non aver fatto nulla per impedire il verificarsi di rumori e schiamazzi nel proprio locale, andando a ledere il diritto dell'ordine pubblico

Il gestore del locale ha responsabilità penale per lo schiamazzo creato dai propri clienti. A deciderlo la Cassazione, nell'ambito di un caso legato alla malamovida torinese, la quale ha sottolineato che - in caso di schiamazzi - il titolare del locale ha il dovere di adottare "i vari mezzi offerti dall'ordinamento per evitare che la frequentazione del locale medesimo da parte degli utenti sfoci in condotte contrastanti con le norme poste a tutela dell'ordine pubblico".

Come? Ad esempio cacciando gli avventori troppo "rumorosi", poichè tale condotta rientra - secondo la Suprema Corte - nell'attuazione dello "ius excludendi".

Con l'estate alle porte, la sentenza della Cassazione arriva puntuale come un orologio svizzero. Specie nel quartiere di San Salvario qualcuno già si chiede quali soluzioni il Comune adotterà quest'anno per limitare la movida e il caos da questa generata durante il weekend. La scorsa stagione l'ordinanza "taglia orari" aveva messo in ginocchio l'intera via Baretti, limitando appunto l'orario di chiusura dei dehors e influendo - non di poco - sul flusso dei clienti.

A fronte della movida rumorosa, ora, i gestori dei locali avranno la facoltà di intervenire direttamente attraverso lo "ius excludendi" o il ricorso alle autorità: pena l'applicazione dell'art. 659 c.p. Proprio sulla base di questa disposizione, la Cassazione ha, infatti, punito il gestore di un pub torinese colpevole di non aver impedito gli schiamazzi sia all'interno che all'esterno del proprio locale.

Intanto dal prossimo giugno dovrebbero prendere piede in San Salvario le strisce gialle nelle ore notturne: una soluzione per destinare metà dei parcheggi ai residenti e prevenire - almeno in parte - lo sfociare di nuove polemiche.

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