Accusati di organizzare un rave party nell’area Fiat: “Eravamo lì per fare foto”

Parlano i tre ragazzi sorpresi con un drone all'interno dello stabilimento di Rivalta: "Ci hanno anche sospettati di spionaggio industriale, ma noi lo facciamo per passione"

La passerella pedonale di collegamento dell'ex stabilimento Fiat di Rivalta

“Ma quale rave party! Eravamo lì per fare delle foto”, sono increduli i tre ragazzi bergamaschi accusati qualche giorno fa di voler organizzare una mega-festa abusiva nell’ex area Fiat di Rivalta - in località Tetti Francesi - e che ora rischiano una sanzione per violazione di proprietà privata.

La loro disavventura ha inizio nel pomeriggio del 24 aprile quando, arrivati nel Torinese, i tre giungono alla vecchia pista prove e, grazie a un passaggio nella recinzione, riescono ad entrare all’interno della struttura. Qualche foto veloce all’inizio, poi ecco arrivare le volanti della vigilanza privata - la pista è infatti collegata allo stabilimento tramite un sottopassaggio - e il gruppo decide che è meglio darsi alla fuga. Nel frattempo arrivano anche i carabinieri e, dopo alcuni giri di perlustrazione, i giovani vengono rintracciati e condotti negli uffici per accertamenti.

Tuttavia, durante i controlli di rito spunta fuori un drone che, dopo aver fatto inizialmente gridare - addirittura - allo spionaggio industriale, spinge le forze dell’ordine ad accusare il gruppo di averlo utilizzato per fotografare dall’alto l’area dove organizzare successivamente il rave party. “Niente di più falso - precisano - noi lo usiamo per le riprese aeree che poi montiamo insieme a quelle realizzate a terra. Ma in quel caso non l’avevamo neanche adoperato”.

E ora che succederà ai ragazzi? In teoria il gruppo Fiat ha alcuni mesi di tempo per agire nei loro confronti ma, ovviamente, loro sperano che vada tutto in prescrizione. “Non siamo né ladri né vandali - si difendono - la nostra è una passione che coltiviamo da anni”. In effetti, girando per il web ci si imbatte nella loro pagina Facebook, dove si evince che i tre praticano l’arte della cosiddetta urbex - abbreviazione di urban explorer - vale a dire il cercare e individuare prospettive, ombre, giochi di luce e istantanee interessanti di strutture costruite dall’uomo e ormai cadute in disuso quali ospedali, centrali elettriche, castelli, ville e discoteche, ma anche edifici industriali e centri commerciali. 

Una passione non esente da rischi, dei quali però i tre sembrano essere perfettamente consci: “Sappiamo che si tratta di aree private e dove non è possibile ottenere il permesso di entrare a causa di problemi legati alla sicurezza - spiegano - tuttavia abbiamo il massimo rispetto nei confronti dei luoghi da noi visitati”. Infine, sul caso di Rivalta ribadiscono: “Ci dispiace per quanto successo, ma non avevamo assolutamente l’intenzione di organizzare un rave party”.

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