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Falsi finanzieri, la banda stava per colpire un ufficio postale a Moncalieri

Il piano era di bloccare la direttrice, versarle del liquido infiammabile addosso e costringere una dipendente ad aprire la cassaforte

Si chiama Ennio Sinigaglia, ha 79 anni, abita a Moncalieri ed è detto Tepepa. E' un criminale vecchio stile, con una carriera alle spalle lunga decenni, e le sue imprese sono state immortalate qualche anno fa in un film, 'Lo chiamavano Tepepa', che era stato proiettato in circuiti cinematografici alternativi ma anche nel 2014 a Palazzo Nuovo, sede dell'Università di Torino. Non era il capo, ma è l'ideologo, il pianificatore e il personaggio di gran lunga più carismatico della banda di violenti rapinatori, tutti italiani, che è stata sgominata nelle ultime ore dai carabinieri della compagnia di Chivasso.

Tra i suoi marchi di fabbrica ci sono i colpi con il travestimento da esponenti delle forze dell'ordine. Per questo gruppo ha scelto quello da finanziere, visto che si dovevano convincere, almeno inizialmente, le vittime che si trattava di controlli reali.

L'indagine, coordinata dal pm Chiara Molinari della procura di Ivrea, ha permesso di attribuire al gruppo sette rapine - l'ultima soltanto imbastita ma non portata a termine - ai danni di imprenditori, gioiellerie, uffici postali, ristoranti e altre attività avvenute a partire da ottobre 2015. Ma sicuramente i numeri sono per difetto: si stanno approfondendo almeno altri dieci episodi criminali.

"Siamo alla genesi della grande delinquenza italiana - ha detto Giuseppe Ferrando, procuratore capo di Ivrea -. Non è la fine dell'operazione ma un punto di partenza".

Si tratta di un "gruppo estremamente pericoloso - ha aggiunto il capitano Pierluigi Bogliacino, comandante della compagnia di Chivasso - che programmava il colpo e sceglieva le sue vittime in maniera precisa, utilizzando basisti e persone che conoscevano bene gli obiettivi".

I criminali sono stati bloccati mentre progettavano una rapina all'ufficio postale di Testona, a Moncalieri. Il piano era di bloccare la direttrice simulando un controllo, versarle del liquido infiammabile addosso minacciando di darle fuoco e costringere una dipendente ad aprire la cassaforte.

Tra i colpi messi a segno spicca quello del 23 ottobre 2015 a San Raffaele Cimena, quando i titolari della tabaccheria della stazione ferroviaria di Chivasso furono aggrediti sotto casa. All'uomo, che fu selvaggiamente picchiato, fu rotta la protesi a una gamba ma le urla di lui e della moglie richiamarono i passanti e costrinsero la banda a scappare.
Altri colpi sono stati messi a segno a Rivoli, Chivasso, Pianezza e San Raffaele Cimena.

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