Cronaca Centro / Piazza Carlo Felice

Wagon Lits: il supporto del sindaco e dei cittadini torinesi

Ad un mese dall'inizio della protesta, la manifestazione di mercoledì 11 dei ferrovieri licenziati è accompagnata da un gran numero di torinesi. Superate le 8000 firme a loro favore

L’incontro con il sindaco Fassino dell’11 gennaio ha dato nuova linfa alle speranze degli ex lavoratori Wagon Lits e Servirail, accampati da più di un mese nell’atrio della stazione Porta Nuova. Dopo il corteo di protesta di mercoledì 11, che attraversando le vie del centro si è concluso con la consegna delle prime 7500 firme in Municipio, sono sempre più numerosi i torinesi che supportano la causa degli ex responsabili dei vagoni notte Trenitalia, partecipando alla petizione che in stazione ha raccolto già oltre 8000 adesioni (più di seicento solo ieri), ed esprimendo la propria solidarietà su Internet, nel gruppo di Facebook “Lottiamo per i treni notte” e sul blog dei manifestanti.

“Parlare con il sindaco – spiegano – ha aiutato sia noi che le istituzioni a fare chiarezza su questa situazione. Fassino si è detto vicino alla nostra causa e ha lasciato anche la sua firma. Stando a quanto ha detto sta discutendo con il primo cittadino milanese Pisapia per trovare un fronte comune per la soluzione di un problema che non coinvolge solo noi lavoratori torinesi, ma anche i nostri colleghi e amici di Milano, Messina e numerose altre città italiane. Perchè succeda effettivamente qualcosa, però, dovremo probabilmente aspettare la conclusione del tavolo di trattativa nel Lazio, che influenzerà la posizione di tutte le altre regioni. La nostra speranza è però che questo tavolo fallisca, perchè la soluzione di un problema come il nostro dev’essere una per tutta la nazione, e non decisa a livello regionale”.
 
“La cosa che più ci fa sperare e ci sorprende – dice uno degli scioperanti – è aver incontrato il fortissimo supporto degli utenti e dei pendolari, che come noi patiscono gli effetti di tutte le nuove assurdità introdotte dalle Ferrovie dello Stato. Ciò che colpisce loro più da vicino è la progressiva scomparsa dei treni interregionali, sostituiti dai nuovissimi Freccia Rossa, che sono indubbiamente più confortevoli degli altri, ma che causano una serie di problemi e disagi: uno di questi è la scomparsa dei vagoni notte, sui quali lavoravamo noi”. 
 
“Un’altra tremenda innovazione imposta da Moretti, numero uno di Trenitalia – prosegue – è quella delle quattro classi, in sostituzione delle vecchie prima e seconda classe. Una decisione antidemocratica, che impedisce ad esempio a tutti gli utenti, esclusi quelli della classe Executive, di andare al bar, ma, ancor peggio, viola le misure di sicurezza, rendendo impossibile il passaggio da una classe all’altra. A tutto ciò si aggiungono il considerevole aumento dei costi e la soppressione di tratte fondamentali, con la conseguenza che tutti i treni che collegano il Nord Italia con il Sud dovranno fare scalo a Roma o Bologna. In pratica, non esistono più treni diretti verso la Puglia o la Calabria e la Sicilia”. 
 
“Con l’entrata nel mercato di nuove compagnie ferroviarie private – aggiunge un altro manifestante – la politica di Trenitalia è concentrata al mantenimento del monopolio. Ad esempio per alcune tratte è stato aumentato il numero di viaggi in una giornata al solo scopo di occupare i binari. I treni restano vuoti, ma in questo modo la concorrenza non può far viaggiare i propri mezzi. Quella che sta facendo Moretti è una politica imprenditoriale che non tiene conto del fatto che le FS sono statali, e devono erogare un servizio ai cittadini. Anche il nostro licenziamento deriva da questa logica: se tenesse conto dell’interesse dei cittadini, lavorerebbe sulle reti regionali, che sono in condizioni pessime, e sui treni notte, che invece sono spariti”.
 
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