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Tutti in fila per dire basta ai fumi tossici dei campi nomadi

Lo scorso fine settimana i residenti del quartier Rebaudengo hanno firmato per chiedere nuovi interventi contro gli incendi che si verificano settimanalmente in via Germagnano

Le colonne di fumo nero che si alzano al cielo immortalate dalle finestre, dai balconi, o magari dai finestrini di un’auto, prove di un disagio che dura da anni. I risultati, bollati come deludenti, dell’indagine Arpa sulla qualità dell’aria nei pressi del campo rom di via Germagnano hanno convinto i cittadini di Torino e dei comuni di Borgaro e Venaria a presentarsi in massa al gazebo di corso Vercelli angolo via Oxilia per una seconda petizione.

Obiettivo raccogliere le firme per chiedere di mettere la parola fine ai roghi e ai veleni che arrivano dalle baraccopoli della periferia. Ma i residenti e il neo comitato di cittadini “Co-Di-Ci”  sono anche intenzionati ad organizzare una nuova manifestazione di protesta contro incendi e inquinamento dell’aria. Un malcontento che potrebbe portare intere famiglie a bloccare persino piazza Palazzo di Città. O magari ad programmare una marcia lungo le zone più colpite dal problema.

Nel frattempo sono bastate tre sole giornate di volantinaggio per raccogliere le prime 500 firme contro i veleni che arrivano non solo da via Germagnano ma anche da strada dell’Aeroporto. Un altro campo nomadi dove le attività di combustione di vari tipi di materiali, compresa la plastica di rivestimento dei cavi elettrici, creano non pochi disagi a chi vive tra i quartieri Barriera Lanzo e Madonna di Campagna.

“Per ora ne stiamo uscendo sconfitti – racconta uno dei tanti cittadini che hanno firmato la petizione contro i fumi -. Non siamo razzisti ma nelle nostre foto si vede chiaramente la provenienza di quelle nubi. A causa di quelle esalazioni molti di noi hanno spesso mal di testa e mal di gola. Per questo non ci fermeremo ma continueremo a combattere per avere giustizia”.

In passato sono stati presentati diversi dossier con video e foto che gli stessi cittadini hanno provveduto a scattare con estrema precisione dai balconi delle abitazioni, dalle finestre e in alcuni casi anche nelle vicinanze delle stesse baraccopoli. “Non abbiamo intenzione di rimanere con le mani in mano – spiega Valter Cangelli, uno dei promotori -. Questi episodi, a Torino come in prima cintura, rappresentano quasi la quotidianità. Ma sembra che i roghi siano un problema solo nostro e non delle istituzioni che, al contrario, continuano a minimizzare”.

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