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I genitori sfidano la Città "No al trasferimento dei laboratori Iter"

Le mamme e i papà dei quartieri Parella e Vanchiglia hanno esposto la loro tesi durante il diritto di tribuna. "I nostri figli non sono dei pacchi postali" hanno ribadito i comitati

Polemiche a non finire attorno al trasferimento dei laboratori Iter all’interno della scuola Calvino di via Zumaglia. E’ accaduto ieri durante il consueto diritto di tribuna destinato ai firmatari di una petizione. In questo caso quella delle mamme e dei papà dei quartieri Parella e Vanchiglia che hanno raccolto 850 firme e protestato per una serie di continui spostamenti a catena che starebbero mettendo a dura prova il futuro dei loro figli. Tutti scontenti, insomma, meno la scuola Spinelli che a causa di una serie di lavori ha visto il trasloco di alcune sue classi dalla zona Cavoretto a via Ricasoli. E proprio dalle scuole Muratori e Rosselli sarebbe partita la protesta.

I genitori non hanno affatto gradito la scelta del Comune di Torino di diminuire gli spazi a disposizione dei loro figli. La scuola Spinelli, infatti, ha ottenuto ben diciotto aule della Muratori. In precedenza i genitori avevano chiesto che non venissero ceduti più di quindici spazi. A completare il quadro il trasloco dei laboratori Iter nella sede di via Zumaglia. Uno spostamento che ha causato il successivo spostamento dei bambini nei plessi vicini del San Donato. Facile immaginare il problema: sovraffollamento e difficoltà nelle iscrizioni. Ma neanche la manifestazione dello scorso giugno ha fatto cambiare idea all’assessore Pellerino.

“La Città di Torino ha fatto il possibile per metterci in difficoltà – ha spiegato Patrizia Russo, rappresentante del comitato dell’istituto Ricasoli -. I nostri studenti sono stati trattati come dei pacchi postali, peccato solo che le scuole non siano un magazzino”. Dello stesso parere è il comitato Italo Calvino. “Bisognava scegliere un’altra sede – ha ribadito Gabriele Zoia -. Questa vicenda ha messo in luce la mancanza di un vero progetto in materia di istruzione. C’è stata poca sensibilità e temiamo che il futuro possa solo riservare altre brutte sorprese”.

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