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Si incatenato agli alberi per protesta: "I nostri platani rischiano di morire"

Nonostante i controlli dei civich gli scaricatori continuano a inondare via Cuneo di masserizie. E qualcuno nei giorni scorsi ha pure appiccato un incendio

Prima scaricano i veleni poi danno loro fuoco, infischiandosene della natura. E così a causa dell’inciviltà senza limiti di ignoti sciacalli diciotto platani di via Cuneo rischiano ora di morire. Colpa, tanto per cambiare, dello scarico selvaggio di rifiuti, alcuni dei quali inquinanti, tra via Damiano e corso Vercelli. Un tira e molla che dura ormai da anni.

Nella lista nera dei residenti del quartiere figurano oli esausti, amianto e pneumatici che i più avranno sicuramente notato ammucchiati nell’erba alta, di fianco al rudere delle ex officine Grandi Motori. Un vero e proprio scempio, come ha potuto verificare anche la polizia municipale, già intervenuta per un sopralluogo a seguito delle continue segnalazioni del quartiere. E i residenti, infuriati, minacciano ora di incatenarsi agli alberi per protesta.

Non bastasse lo scarico qualcuno ha già appiccato più di un incendio, forse per disfarsi delle prove. “Stanno distruggendo le nostre piante – accusa Leonardo Dedda, promotore dell’iniziativa -. Ogni settimana incivili vengono qui ad abbandonare elettrodomestici, gomme e persino vernici. Le foglie cadute al suolo sono diventate di colore nero. La Città non può ignorare il nostro appello”.

Due sono le proposte dei cittadini del borgo Aurora. La prima, forse la più difficile da praticare, porta all’installazione di un sistema di telecamere. Ma c’è da fare i conti con i costi. La seconda opzione, invece, è la chiusura della via al traffico. Nel solo tratto incriminato. “Per arrivare in corso Vercelli si può tranquillamente usufruire di via Carmagnola. E i nostri platani smetterebbero di soffrire” dichiara la signora Rita, un’altra delle vittime.

Nei prossimi giorni l’assessorato all’Ambiente effettuerà un sopralluogo in via Cuneo, per capire lo stato di salute delle piante e come intervenire. “In questi mesi abbiamo raccolto un dossier di foto – accusa Dedda -. Il problema è sotto l’occhio di tutti e questa volta vogliamo che venga risolto. Altrimenti organizzeremo nuove forme di protesta”.

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