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I nonni vigile sul piede di guerra: "Ridateci il nostro lavoro"

La pensione anticipata del progetto "Nonno civico" ha convinto i pensionati a dare il via ad una raccolta firme: "Alle casse della Città noi costiamo pochissimo"

Il sogno di una seconda giovinezza per quaranta anziani è svanito lo scorso settembre quando il Comune di Torino ha deciso di mandare in pensione il progetto “nonno civico”. Da quel momento davanti alle scuole torinesi si sono moltiplicate le lamentele e le raccolte firme. L’assenza dei nonni dagli incroci non è stata accolta serenamente dalle famiglie. In molti hanno cominciato a chiedere spiegazioni per la perdita di quei pensionati, diventati con il tempo parte integrante del sistema scolastico.

Per alcuni di loro, del resto, quello era un vero e proprio posto di lavoro con tanto di sveglia alle 7 del mattino e presa di servizio alle 8. “Ufficialmente siamo a casa per mancanza di soldi” racconta il signor Calogero Gerbino, 79 anni e nessuna voglia di perdere quel lavoro che fino a poco tempo fa lo vedeva “dirigere” il traffico con addosso una pettorina arancione fosforescente, la paletta e al collo l’immancabile fischietto per accompagnare a scuola i bambini.

“Per dodici anni ho presidiato l’ingresso della scuola elementare Michele Lessona di corso Regio Parco – spiega Calogero -. Non ho mai preso un giorno di malattia e ora, a malincuore, vedo che la Città non sta facendo nulla per tutelarci”. Un servizio nato nel 2003 per conto dell’associazione Auser a cui i pensionati non vogliono rinunciare.

“Noi lo facciamo soprattutto per passione, perché vogliamo renderci ancora  utili” rincara Raffaele Di Cataldo, pensionato Amiat di 61 anni. Tutte persone legate ad anni e anni di ricordi. Dai bambini che non esitavano a portar loro un pensierino passando per quelle maestre che stringevano la mano ai pensionati ringraziandoli per l’impegno e per la costanza.

A conti fatti, inoltre, un nonno civico costa alla Città una cifra irrisoria. Circa sei euro al giorno, tre per l’entrata degli alunni a scuola e tre per l’uscita. Oltre ad un abbonamento Gtt e ad una scheda telefonica, inizialmente da 30 euro e poi ridotta a 10 euro. “Abbiamo raccolto circa 300 firme - raccontano Vincenzo e Nicola -. Tanto dai genitori quanto dai bambini che con il loro affetto ci spingono a non mollare questa causa”. L’ultima battaglia prima di appendere la pettorina al chiodo. “Abbiamo sempre donato il nostro tempo alle scuole – continuano i nonni - e ora veniamo ripagati con una moneta amara, quella dell’indifferenza”.

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