Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca

Ventenne incinta di sette mesi e costretta a prostituirsi, la storia di "Diana"

Poco più che maggiorenne e incinta da sette mesi è costretta a vendere il proprio corpo alle porte di Torino. La denuncia: "E' una miniera d'oro per i protettori, li fa guadagnare il doppio o il triplo"

Diana (nome di fantasia) è una ragazza di appena vent’anni con un pancione che palesa una gravidanza giunta quasi al termine. E’ al settimo mese: ma questa non è una bella storia. Diana è costretta a prostituirsi e vende il suo corpo alle porte di Torino. I suoi “protettori” la costringono a stare in strada tra luci basse dei lampioni, capannoni dismessi e vecchie officine e a “vendere amore” a suon di botte e lividi lasciati su quella pelle giovane. Una storia raccontata dal Corriere della Sera che spiega come la gravidanza della ventenne faccia sì che una prestazione sessuale con lei costi il doppio o il triplo rispetto alle altre ragazze.

“Per loro (i “protettori”, ndr) è una miniera d’oro. Proprio grazie al suo stato interessante, li fa guadagnare due o tre volte la tariffa ordinaria - dice al Corriere della Sera suor Eugenia Bonetti, presidente dell’associazione Slaves No More -. Un’attrazione da sfruttare finché dura, fino a che non sarà in grado di soddisfare le aberranti fantasie: una mamma, poco più che bambina, senza preservativo. Prestazioni non protette che rischiano di infettare con lei e il bimbo che porta in grembo”.

A quanto pare di persone disposte a pagare per avere rapporti con una poco più che maggiorenne incinta ce ne sono tanti, troppi. “Di storie come questa ce ne sono tante –  commenta ancora suor Eugenia -. Le prostitute schiave a volte lavorano fino a pochi giorni prima del parto, con turni massacranti per soddisfare le numerose richieste”. Spesso però il diventare mamme fa il via alla ribellione delle ragazze. Questo, si spera, potrebbe avvenire anche nel caso di Diana.

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