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Una legge per l'autorecupero degli immobili abbandonati: la proposta di Fratelli d'Italia

Fratelli d'Italia avanza una proposta di legge regionale per favorire l'autorecupero degli immobili, in modo da far fronte alle migliaia di richieste di assegnazione di una casa popolare

20mila domande per la casa popolare, e pochissimi alloggi a disposizione: mai come oggi, forse, si può parlare di emergenza abitativa. E, per rimediare a questa esigenza sempre più pressante, Fratelli d’Italia ha proposto una legge regionale per favorire l’autorecupero degli immobili dismessi e abbandonati. L’esempio è quello di una vecchia palazzina in via Bizzozero, nei pressi del Lingotto: i senza dimora assieme a Soccorso Tricolore l’hanno rimessa in sesto e adesso possono viverci.

“L’emergenza abitativa di Torino e Provincia è una polveriera pronta a scoppiare e la legge regionale sulla casa 3/2010 si sta rivelando assolutamente inadeguata ad affrontarla”, affermano i consiglieri Augusta Montaruli e Maurizio Marrone.

Ad essere in mezzo alla strada – spiegano i consiglieri – ora c’è l’ex ceto medio, gente che ha lavorato tutta una vita, ma, spazzata via dalla crisi, ha perso lavoro, casa e spesso anche la famiglia, però non la dignità e la voglia di lavorare: la nostra proposta di legge offre finalmente ai Comuni e ad altri enti pubblici proprietari di patrimonio immobiliare inutilizzato e in stato di abbandono la cornice normativa per individuare associazioni di persone in emergenza abitativa e assegnare loro un immobile da riqualificare con il loro lavoro e da cedere infine in proprietà ai concessionari attraverso rate pari al canone delle case popolari”.

Una soluzione che è già in atto in altri paesi e anche in altre regioni italiane, e che potrebbe venire in aiuto delle centinaia di famiglie attualmente senza un tetto. Non solo: la legge si impone di affrontare la piaga della lentezza delle procedure di assegnazione: “interverremo eliminando l’assurda duplicazione di controlli e verifiche imposta dall’attuale l. 3/2010 agli uffici comunali e alle commissioni regionali preposte alla formazione delle graduatorie, un mostro burocratico che finora ha impedito anche alle famiglie con i punteggi più alti di accedere alla propria casa popolare”.

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