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Le vie con i nomi più “storpiati” da tutti i torinesi

Accenti sbagliati, abbreviazioni, false omonimie e grafie complicate: ecco le storpiature più frequenti nei nomi delle strade di Torino

Tra vie, piazze, corsi e strade, i cosiddetti “sedimi” (ovvero i luoghi pubblici con un nome ufficiale, vedi spiegazione) di Torino sono più di duemila.

Nobili, antichi mestieri, indicazioni geografiche, denominazioni storiche: i nomi delle vie sono tra i più vari, e quasi tutti vengono “rispettati” dai torinesi quando ne parlano o ne scrivono. Ma ci sono alcuni nomi che, in un modo o in un altro, vengono quasi sistematicamente storpiati o semplicemente sbagliati da chi vive in città conoscendone usi e costumi topografici.

Ecco i 5 “casi” principali:

Piazza Vittorio e corso Vittorio: no, non c'è nessuna omonimia, come spesso si sente dire. La piazza è dedicata alla località di Vittorio Veneto, dove ci fu un'importante battaglia durante la prima guerra mondiale; il corso è Vittorio Emanuele II, il primo re d'Italia. E per fortuna la piazza non si chiama più Vittorio Emanuele I, com'era fino alla prima guerra mondiale e come si chiama ancora oggi il ponte che la collega alla Gran Madre.

Corso Duca e corso Principe: chissà, magari un giorno li intitoleranno al “Duke” David Bowie e a Prince, entrambi recentemente scomparsi. Ma per ora si chiamano Duca degli Abruzzi – con riferimento a Luigi Amedeo Giuseppe Maria Ferdinando Francesco di Savoia, esploratore che tra '800 e '900 viaggiò dal Polo Nord al K2, dai monti africani a quelli dell'Alaska – e corso Principe Oddone Eugenio Maria di Savoia (ma va bene anche solo Oddone), il quartogenito di Vittorio Emanuele II che morì a soli vent'anni per una malattia congenita che ne invalidò il fisico ma non la passione per l'arte e la natura.

Corso GalFer: oggi si abbrevia qualunque nome, in qualunque quartiere. Ma chiamare Galfer il corso (e il liceo, tra l'altro più vicino a corso Duca...) intitolato a Galileo Ferraris è una tradizione così consolidata nel corso dei decenni che persino Google reindirizza senza alcun problema la ricerca a corso Galileo Ferraris.

Piazza Bengasi e piazza Sofia: la prima, all'estremità sud di Torino, è dedicata alla città della Libia un tempo italiana; la seconda, alla periferia nord, è (coerentemente, dal punto di vista geografico, rispetto alla prima) per la capitale della Bulgaria. Ad accomunarle, il fatto che entrambe le piazze vengono pronunciate con l'accento sbagliato: Bèngasi (corretto: Bengàsi) e Sofìa (corretto, per il nome della città: Sòfia).

Corso Sommeiller

In questo caso, Google non aiuta molto. Perché la passione per il vino porta sempre più persone a cercare corsi da sommelier, ovvero per diventare degustatori esperti. Ma a Torino (e anche a Roma), la strada che nasce come via Valperga di Caluso cambia presto nome in corso Sommeiller, con una “l” in più e la “i” prima e non dopo. Non c'entra il vino, ma Germain Sommeiller, ingegnere italiano (quando la Savoia era nel Regno di Sardegna) che diresse i lavori della prima grande galleria attraverso una montagna, il traforo del Frejus realizzato tra 1857 e 1871. Ma tutti, almeno una volta, hanno sbagliato a scriverlo: e infatti c'è chi lo chiama direttamente “corso Somme”.

(Foto dei portici di corso vittorio Emanuele II. Autore Pmk58, licenza Creative Commons)

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