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foto di Cittagorà

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Sgombero baracche a Lungo Stura, il 30% dei rom non aderisce al progetto

Terminati di i lavori di decostruzione che coinvolgono il lotto tre, inizieranno i lavori di bonifica dei settori 1 e 2. Tuttavia, rimane il problema dei rom che non hanno aderito al progetto

Sono, al momento, 47 le baracche decostruite nel campo nomadi di Lungo Stura Lazio ed arriveranno a 52 entro la prossima settimana.

Il progetto di emersione sostenuto dall'Unione Europea, arriva così, alla conclusione della prima fase, quella che riguarda il lotto numero 3: a partire dagli inizi di luglio, invece, inizieranno i lavori di decostruzione dei settori 1 e 2. Un progetto, quello di emersione, che le commissioni Sanità ed Ambiente hanno voluto toccare con mano, attraverso un sopralluogo, per constatare l'effettivo procedimento dello sgombero.

Se da una parte, infatti, vi sono all'incirca 90 famiglie beneficiarie del progetto, dall'altra, il 30% dei nuclei rom hanno deciso di non aderirvi o, per vari motivi, non vi sono stati compresi. A fronte dei 5 milioni spesi dal Comune per lo sgombero dell'area, si pone il problema di come queste risorse economiche siano state effettivamente gestite: "Il 30% dei nomadi che ufficialmente vive in Lungo Stura Lazio non aderirà al progetto studiato da Fassino - afferma Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega Nord - Ciò significa che almeno trecento persone continueranno ad occupare la zona. Io parlei di fallimento".

Essendo il piano di emersione studiato per la riqualificazione dell'insediamento, ci si chiede quale sarà il destino di tutti quei nuclei famigliari che non ne beneficiano. Partendo dal presupposto che l'area è di proprietà privata, pare opportuno ipotizzare che venga a questi restituita ed "i nomadi fatti andare via", come afferma l'assessore Giuliana Tedesco. Ipotesi, perchè, risulta concretamente difficile lo sgombero dell'area da parte degli stessi privati.

Quanto alle famiglie aderenti al progetto di recupero, queste sono attualmente sistemate in 13 allocazioni in Città e prima cintura e, secondo i responsabili dell'Ati, stanno seguendo adeguatamente ai canoni stabiliti dallo stesso patto di emersione.

Dagli inizi di luglio, i lavori di decostruzione coivolgerano anche i lotti 1 e 2. Proseguono, nel frattempo, i controlli per evitare che le zone liberate siano occupate da altre costruzioni abusive.

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