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Uno dei due fermati portati in casema (foto ANSA)

Uno dei due fermati portati in casema (foto ANSA)

Prof torinese sugli arrestati per l'omicidio del carabiniere: "Quando necessario, un colpo in testa al reo"

Insultata e minacciata, chiude il profilo

"Cari agenti, quando è necessario e non vi è altra scelta che un colpo in testa al reo". Lo ha scritto ieri, domenica 28 luglio 2019, in un post su Twitter una 46enne torinese, ex avvocato e ora insegnante di diritto all'istituto Pascal di Giaveno. Il testo appare sotto la foto che mostra, legato e bendato in caserma, uno degli statunitensi arrestati per l'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma.

L'insegnante è stata presa di mira con diversi insulti e minacce ed è stata costretta a rendere invisibile il profilo.

Il testo: "Il carabiniere che ha osato tale gesto di così tanta tortura è già in procura. Sai cos'ha sbagliato il carabiniere presente in loco? Non aver sparato in testa l'efferato criminale, che sia stato americano, italiano, marocchino, tunisino, non me ne frega un c***o".

L'insegnante giustifica il post dicendo di non aver fatto altro che invocare l'articolo 53 del codice penale. Quello che regola l'uso delle armi.

Il post segue quello di un'altra insegnante, di Novara, di senso opposto. Quest'ultima aveva commentato l'uccisione di un carabiniere dicendo "uno in meno".

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