Cronaca

Calci e manganellate a due attivisti No Tav, indagato un Carabiniere

Il nome di un carabiniere è stato iscritto nel registro degli indagati della procura di Torino in relazione a un episodio avvenuto il 3 luglio 2011 durante gli scontri fra No Tav e forze dell'ordine davanti al cantiere di Chiomonte

Nel maxi processo che riguarda gli scontri avvenuti il 3 luglio 2011 davanti al cantiere di Chiomonte tra No Tav e forze dell'ordine si arricchisce di un nuovo imputato. Si tratta non di un'attivista del Movimento, questi sono già una cinquantina, ma di un appartenente all'Arma dei Carabinieri. Nei confronti di quest'ultimo i magistrati procedono per il reato di lesioni.

Quel giorno di forti tensioni diversi manifestanti vennero arrestati. Un video e alcune fotografie mostrano il momento in cui due attivisti modenesi vengono arrestati. Prima però sono trascinati dietro una recinzione e colpiti con calci e manganellate. Fra le decine di appartenenti alle forze dell'ordine presenti, il militare - in mimetica - è stato l'unico identificato per via di un vistoso tatuaggio. Il video mostra anche un ufficiale, poi identificato in un capitano dello squadrone dei carabinieri di Sardegna, che allontana due agenti dal punto in cui si trovano i due arrestati.

Il fascicolo aperto nei confronti del Carabiniere verrà discusso il prossimo 18 luglio. Il timore degli avvocati dei due ragazzi di Modena, Claudio Novaro ed Ettore Grenci, è quello che si arrivi ad un'archiviazione del caso. "La richiesta di archiviazione - ha dichiarato l'avvocato Novaro - è sorprendente. Io capisco in quei frangenti il clima si surriscalda e non nutro nessun tipo di acredine nei confronti della polizia. Però credo che un processo sarebbe la sede giusta per accertare fatti e responsabilità".

I difensori chiedono di applicare l'articolo 40 del codice penale nei confronti di chi non ha impedito le percosse e di verificare gli estremi del reato di omessa denuncia. La procura ritiene che non sia possibile: nel primo caso perché le percosse sono state "repentine, imprevedibili e impossibili da prevenire"; nel secondo, perché nella concitazione agenti e capisquadra "potrebbero non essersi accorti" di quanto stava accadendo e potrebbero anche non essere riusciti a individuare il momento esatto in cui gli anarchici hanno riportato le lesioni denunciate.

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