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Fonsai, al processo la difesa chiede lo spostamento del tribunale

La difesa di Salvatore Ligresti e degli imputati del caso Fonsai ha chiesto di trasferire il processo al Tribunale di Milano o a quello di Firenze

Trasferire il processo da Torino a Milano, o addirittura a Firenze: ecco la richiesta avanzata dalle difese di Salvatore Ligresti, assieme agli altri imputati, che si sono presentati all'udienza di oggi per il crac Fonsai. Sulla richiesta avanzata, il tribunale dovrà decidere il 30 gennaio.

Stando al parere del professor Gilberto Lozzi, la competenza del giudizio spetterebbe al tribunale di Milano, dove ha sede la Borsa, e in seconda alternativa a quello di Firenze, poiché lì c'era lo snodo del Nis, il sistema informatico di trasmissione dei comunicati diffusi da Fonsai.

Il server della compagnia era comunque a Torino, come hanno replicato le parti civili: c'è anche chi si è spinto più in là e ha spiegato che attribuire d'ufficio la competenza a Milano per tutti i casi di aggiotaggio significherebbe creare di fatto una superprocura senza passare per il Parlamento.

La decisione del collegio presieduto da Alberto Gianetti peserà anche sull'altro processo che si svolge parallelamente, nel quale Fonsai è imputata nella veste di persona giuridica: per esso, l'udienza preliminare è fissata il 27 gennaio. Il nuovo management della compagnia si è costituito parte civile ma il professor Lozzi ne ha chiesto l'estromissione.

Le aspiranti parti civili sono all'incirca 1.200. Si tratta per la maggior parte di piccoli azionisti, ma assieme a loro ci sono anche Unicredit e Mediobanca, con la Consob. Il "no" dei difensori arriva anche per le associazioni dei consumatori. Contro Jonella Ligresti, la figlia di Salvatore, che vuole uscire dal processo patteggiando 3 anni e 4 mesi, interviene anche il Codacons: la procura ha dato il via libera e il 19 dicembre ci sarà l'udienza di ratifica. "A mio parere - osserva Tiziana Sorriento, legale del Codacons - bisognava interpellare le persone offese. Almeno quelle già presenti da tempo nel procedimento, come i querelanti. Prima o poi si capirà che le persone offese non possono essere prese per dei soggetti che danno fastidio al processo. Questi processi, anzi, servono per dare soddisfazione alle parti lese. Un principio che in ambito internazionale è stato recepito da un pezzo".

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