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Cronaca

Maxi-processo Eternit, 60 milioni come risarcimento per "danni da esposizione"

L'avvocato Bonetto ha chiesto il risarcimento del danno da esposizione all'amianto. Se concesso costituirebbe un precedente

Risarcimento per "danno da esposizione" all'amianto, questo è quello che chiede l'avvocato Sergio Bonetto, rappresentante di oltre 300 delle circa 6 mila parti civili del maxi-processo Eternit in corso a Torino. Se dovesse essere riconosciuto, si tratterebbe di un precedente nell'ordinamento giudiziario italiano. Il "danno da esposizione", infatti è contemplato in altri Stati, come per esempio la Francia, ma non nel nostro.

L'avvocato Bonetto quantifica in 10 mila euro l'anno la cifra per il risarcimento del danno: "Si tratta di una cifra per ognuno dei miei assistiti, tutti cittadini delle zone di Cavagnolo (Torino) e Casale Monferrato (Alessandria), in cui si trovavano gli stabilimenti piemontesi della Eternit. Il tempo di esposizione si può quantificare mediamente in 20 anni". La richiesta, quindi, è di circa 60 milioni per i soli clienti dell'avvocato Bonetto.

Se il "danno da esposizione" non è contemplato nel nostro ordinamento giudiziario, lo stesso non vale per altri paesi. Prima di Bonetto, infatti, ha parlato Jean-Paul Thessioner, David Hussman ed Emmanuelle Schuten, i legali che rappresentano le associazioni dei parenti delle vittime dell'amianto di Francia, Svizzera e Belgio. E' stato proprio Thessioner a ricordare che, a Lille (Francia) nel 2006, il tribunale ha riconosciuto il cosiddetto "danno da ansietà" (paragonabile al "danno da esposizione" chiesto da Bonetto) per esposizione da amianto condannando i dirigenti della Alstom. I legali stranieri si sono augurati che, dopo la sentenza italiana, si arrivi "a un tribunale internazionale per i crimini ambientali".


(ANSA)

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