Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca

Parte il processo Eternit Bis, l'accusa per il magnate svizzero è omicidio volontario

Secondo l'accusa l'elevetico è responsabile di aver provocato la morte di 258 persone per non aver preso precauzioni relativamente all'esposizione all'amianto negli stabilimenti di sua proprietà

Si è aperta stamane al Tribunale di Torino l'udienza preliminare dell'inchiesta Eternit Bis, il maxi processo in cui l'unico imputato resta ancora il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, accusato di omicidio volontario aggravato di 258 persone, reato per cui vale la pena dell'ergastolo.

Secondo l'accusa - rappresentata dai pubblici ministeri Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace - Schmidheiny, pur essendo a conoscenza dei problemi di salute che l'esposizione all'amianto è in grado di generare, non ha, tuttavia, fatto nulla per modificare le "nocive condizioni di polverosità" all'interno dei quattro stabilimenti italiani della multinazionale di sua proprietà, provocando, così, la morte di 258 persone.

Per il magnate svizzero si tratta del secondo processo nell'ambito dell'inchiesta Eternit: accusato di disastro ambientale colposo, è stato assolto dalla Cassazione in quanto l'accusa stessa è stata dichiarata dai giudici prescritta. Dalla data in cui era stato inibito per effetto nocivo l'uso dell'eternit (1993) a quella del rinvio a giudizio e della sentenza di primo grado (2012), sono passati, infatti, più dei 15 anni previsti per la maturazione della prescrizione. Secondo la Cassazione, "il Tribunale ha confuso la permanenza del reato con la permanenza degli effetti del reato".

Su questo punto si basa la difesa di Schmidheiny nell'ambito del processo per omicidio volontario: i legali dell'elvetico, infatti, sostengono il principio secondo il quale non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto e promettono una battaglia durissima.

Cgil-Cisl-Uil Piemonte si sono costituiti parti civili nel nuovo processo Eternit, soprattutto alla luce di come si è concluso il primo processo, che non ha reso giusitizia alle tante vittime da amianto e ai loro famigliari. Per effetto della prescrizione del reato, infatti, cadono "tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni", pertanto alcun famigliare è stato economicamente risarcito per la perdita del proprio caro.

Le sigle sindacali, inoltre, chiedono di rispettare gli impegni assunti dal governo subito dopo la sentenza della Cassazione, ossia la costituzione di parte civile nel processo Eternit Bis del governo stesso e l'adeguamento legislativo in materia di prescrizione del reato, nonchè l'introduzione di una norma nuova relativa al disastro ambientale.

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