Il Ponte del Diavolo a Lanzo e la leggenda delle impronte demoniache

Nelle Valli di Lanzo si trova il ponte trecentesco che attraversa la Stura: intorno alla struttura il motivo del suo nome diabolico, tra leggenda, storia e geologia

A vederlo non fa così paura, anzi impressiona per la sua antica solennità: eppure si chiama Ponte del Diavolo. Si trova a Lanzo Torinese, nelle Valli di Lanzo, dove attraversa la Stura; e la sua storia non ha a che fare con punizioni infernali o con torture demoniache, ma molto più prosaicamente con una storica rivalità.

Quella che nel Trecento vedeva contrapposti i Savoia, conti che regnavano su Torino, ai principi d’Acaja e ai marchesi del Monferrato: i principi governavano su Balangero, Mathi e Villanova Canavese, i marchesi su Corio. La castellania di Lanzo, invece, era retta dal vice castellano Aresmino Provana di Leynì, collaboratore di Amedeo VI di Savoia detto il Conte Verde.

Dalle Valli di Lanzo, per attraversare la Stura e raggiungere Torino era necessario recarsi in uno dei borghi ostili ai Savoia: per non essere costretti a ciò, nel 1378 fu fatto costruire questo ponte in pietra (detto appunto “Pont del Roch”) a schiena d’asino che costò 1400 fiorini. Per ripagare la spesa sostenuta, la castellania di Lanzo impose per dieci anni una tassa sul vino.

E il riferimento diabolico? Non c’entra esattamente col ponte, in realtà, ma con le “marmitte dei giganti” (o del diavolo, appunto) che si trovano nei pressi di questa struttura che attraversa il fiume in una gola pedemontana scavata dalle acque nel Quaternario tra Monte Basso e Monte Buriasco, un tempo uniti. Le marmitte dei giganti sono profonde depressioni (buche) a forma di pozzo nelle rocce, che nascono proprio dall’erosione fluviale nelle località ricoperte da ghiacciai in ere preistoriche: in pratica le acque dei ghiacciai formano dei mulini che con la loro pressione scavano le rocce nel punto di collisione.

In corrispondenza del Ponte del Diavolo, in particolare vicino alla cappella dedicata a San Rocco, si contano 21 di queste “marmitte del diavolo”, studiate per la prima volta dal prof. Francesco Virgilio dell’Università di Torino nel 1882. Le marmitte più piccole sono all’asciutto, mentre la “Marmitta Grande” è ancora in parte immersa nell’acqua.

Fin qui la storia e la geologia. È la leggenda, invece, a fare riferimento al diavolo “in persona”: il nome del ponte deriva da un’antica tradizione popolare secondo cui fu infatti proprio il diavolo a costruirlo, dopo che già due volte era crollato quello che era stato costruito. E qui le leggende divergono: secondo una teoria le “marmitte dei giganti” sarebbero le pentole in cui il diavolo ha cucinato la minestra necessaria ai suoi aiutanti per la costruzione del ponte. Secondo un’altra, invece, in cambio del ponte il diavolo avrebbe preteso dagli abitanti della zona di portarsi all’inferno l’anima del primo a transitare sul ponte, ma la popolazione avrebbe fatto passare un cane. L’imbroglio avrebbe scatenato l’ira del diavolo, che avrebbe sbattuto violentemente le sue zampe sulle rocce circostanti formando le marmitte.

(Foto Beppe - vbs50.com)

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